I ricordi del cuore non passano mai. La mia prima memoria di un gran premio disputato in Austria e in bianco e nero. Era il 1975 e su un vecchio televisore che funzionava a scatti, lassù nel minuscolo borgo di montagna che ospitava le mie ingenue fantasie adolescenziali, vidi (si fa per dire) l’incredibile vittoria di Vittorio Brambilla nel bel mezzo di un diluvio apocalittico.
Non ho mai conosciuto il protagonista di quell’impresa e mi dispiace, perché sul conto della famiglia Brambilla mi hanno raccontato storie che certamente avrebbero ispirato la mia modestissima la penna. Non ho mai conosciuto il protagonista di quell’impresa e mi dispiace, perché sul conto della famiglia Brambilla mi hanno raccontato storie che certamente avrebbero ispirato la mia modestissima penna.
Poi venne il 1982 e io stavo sempre in quel minuscolo borgo, iniziando a scontrarmi con la consapevolezza che i sogni dell’infanzia non necessariamente si sarebbero materializzati nella vita vera. In compenso, ormai il televisore a colori e fu una goduria lo sprint millimetrico, là in Austria, di Elio De Angelis sul padre di Nico Rosberg.
A Elio mi lega un tenerissimo ricordo. Nel 1985 lui vinse, a tavolino, il Gran Premio di San Marino, il primo dei tanti,anzi, troppi cui mi è capitato di assistere dal vivo. Rammento il mio stupore felice per tutto quello che stavo sperimentando in prima persona. Rammento anche il sorriso dolce di Elio: nessuno poteva immaginare che quella sarebbe stata l’ultima gioia della sua breve carriera. Un anno dopo, il mestiere mi aveva portato raccontare il ciclistico Giro d’Italia. Ma mi toccò scrivere di lui, di De Angelis, perché arrivò la notizia della sua tragedia.
Invece nel 1999 ero sul posto, a Zeltweg. Ho già descritto in questa sede il contesto particolare in cui andò in scena il gran premio. Noi ferraristi eravamo un gruppo di orfanelli in gita senza alcun desiderio di stare lì. Infatti era la prima corsa senza Schumacher, incappato nell’incidente in Inghilterra. Doveva essere una trasferta malinconica, invece il mito della Ferrari viene spesso alimentato da episodi ai confini della realtà. Giuro, a distanza di quasi vent’anni, di non avere ancora compreso come fece Eddie Irvine a battere le McLaren in quel Gp. Forse, per consolarmi dell’assenza di Schumi, ero colpevolmente distratto dalle grazie della compagna di Mika Salo, il sostituto del Campionissimo. Lei aveva alle spalle una carriera da pornostar e insomma, all’epoca mi credevo ancora immortale.
Infine e soprattutto, a me l’Austria restituisce il rimpianto per Roland Ratzenberger, figlio di quella terra.
Io l’ho visto morire, il 30 aprile 1994. La lettera che mi scrissero i suoi genitori dopo, per ringraziarmi delle parole che avevo speso per lui, il milite ignoto della Formula Uno, è il dono più bello di una carriera.
Si vede che sto invecchiando, eh?