Guardavo il SuperBowl e tifavo per Filadelfia, città che ho amato e ancora amo tantissimo.

La storia di Foles, il quarter back Eagles venuto dal sottoscala, è meravigliosamente americana.

Andai a Filadelfia fingendo di studiare George Washington ma in realtà ero lì per visitare la storica palestra di Joe Frazier, il rivale di Ali. L’avevano chiusa per debiti degli eredi, o qualcosa del genere.

Mi dovetti accontentare della statua e della scalinata di Rocky.

Non so nulla di football americano, anche se nel 1981 tenni a battesimo la squadra di  Modena, i Falchi (a dimostrazione che nella vita, a parte la candidatura al Parlamento, me ne sono risparmiate poche, eh).

Guardavo (in replica, sono troppo anziano per la notte) e intanto mi chiedevo: ma se l’ultima trovata di Liberty Media, cioè i bambini in griglia, ci fosse stata con me idealmente bimbo e avessi potuto scegliere un Gran Premio da spendere prima dello start tra i piloti, ecco, dove avrei voluto materializzarmi?

Eh, sono almeno tre le atmosfere che, in età massimo adolescenziale, avrei voluto vivere.

Monza 1976, la domenica della Resurrezione in diretta di Niki Lauda. Una cosa che ti cambia la vita, se la consumi da vicino, dal vero.

Estoril 1990, dato che effettivamente in griglia c’ero ma da adulto e non compresi assolutamente, dagli sguardi, cosa avesse in mente di combinare Mansell nei confronti del compagno di squadra Prost. Forse un bambino lo avrebbe capito, nella sua innocenza.

E infine Brasile 2006, solo per dire a Schumi: ehi, grazie, adesso ho quindici anni e ti sono debitore di una infanzia stupenda, impossibile da dimenticare e troppo breve per non rimpiangerla.

Lasciate che i pargoli vengano a me (sulla griglia di partenza).