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L’Anno Zero della FerrariLeo Turrini - 9 marzo 2022
Al netto di ogni suggestione sulla nuova Mercedes (scusi, chi ha fatto palo?), il lungo doppio week end che sta per iniziare in Bahrein coincide con l’Anno Zero della Ferrari. In breve. Per due lunghe estenuanti stagioni, ci siamo sentiti raccontare che risorse e speranze erano riposte sul 2022. Ci siamo sciroppati le cocenti umiliazioni […]

Al netto di ogni suggestione sulla nuova Mercedes (scusi, chi ha fatto palo?), il lungo doppio week end che sta per iniziare in Bahrein coincide con l’Anno Zero della Ferrari.
In breve.
Per due lunghe estenuanti stagioni, ci siamo sentiti raccontare che risorse e speranze erano riposte sul 2022.
Ci siamo sciroppati le cocenti umiliazioni del 2020.
Abbiamo seguito con tentennante apprensione i timidissimi progressi del 2021.
Tutto in funzione di una scadenza.
Ora ci siamo.
Qui non si tratta di pretendere sardanapaleschi trionfi. Nemmeno mi sentirete mai sostenere che la Ferrari di Binotto ha l’obbligo di conquistare il titolo.
Ha invece il dovere di essere competitiva da subito.
Abbiamo perso una generazione, tra rimpianti e sconfitte.
Un ragazzo e una ragazza al debutto alle superiori lo scorso autunno non hanno MAI visto un pilota Ferrari vincere il mondiale.
È una cosa enorme, per quanto ahimè già sperimentata.
Le mie fonti narrano di una estrema prudenza, fra Maranello e Torino (appunto: scusi, chi ha fatto palo?).
Mi vengono segnalate curiose gite sotto la Mole Antonelliana di Jean Todt, il Pinguino revenant.
E non va dimenticato ciò che l’amministratore delegato del Cavallino, il Vigna immediatamente detto Grasparossa dai veterani Ferrari, ha fatto sotto Natale.
Ha…vendemmiato in area prodotto e bla bla bla, cambiando tutti i capi.
Ps. Sul Clog, adesso.
Io capisco e rispetto gli innamorati del commento immediatamente pubblicato.
Dubito cambi davvero qualcosa se un parere sulle pance Mercedes appare subito o dopo un po’.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che ho deciso di consentire l’accesso in casa mia soltanto a chi rispetta le regole della buona educazione.
Non potevo più tollerare che il mio successo (immeritato, ok) professionale fosse alla mercé di idioti che scrivevano stronzate per poter dire di scrivere sotto i testi di Leo Turrini.
Finito. Stop. Basta.
Come fanno quasi tutti ormai, avrei potuto semplicemente bloccare i commenti per sempre. Tanto editorialmente contano le “letture”, non i commenti.
Ma mi dispiaceva per la tantissima bella gente che magari non condivide le mie idee sulla F1 e però desidera confrontarsi con me.
Potrà continuare a farlo. Ci sono i filtri, le verifiche tecnologiche e bla bla bla. Si perde la mitica immediatezza, d’accordo. In compenso si guadagna in civiltà. Almeno di nuovo l’aria è pulita. E lo resterà.
Io ho creato questo ameno luogo, in forme diverse, che manco avevo quarant’anni. Ora sono più vicino ai 70 che ai 50. Non l’ho mai fatto per soldi, ne ho guadagnati anche troppi. Lo faccio per mia passione.
E preferisco uno Zio Pefo (ciao, fratello!) a un esercito di cialtroni finalmente cacciati dalle nostre vite.
Ps2. È tornato Zio Pefo e torna pure Magnussen con la Haas.