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La super Ferrari e il budget capLeo Turrini - 21 marzo 2022
Nota a margine. Ovviamente io ero tra quelli che non ci credevano, in una Ferrari versione Sakhir. Ci speravo, ci mancherebbe. Ma non ci credevo. Forse avrebbe potuto aiutarmi a coltivare la pianticella della fiducia un dettaglio che avevo notato e pure segnalato. Non cogliendone però fino in fondo il senso autentico. Mi spiego. Sono […]

Nota a margine.
Ovviamente io ero tra quelli che non ci credevano, in una Ferrari versione Sakhir.
Ci speravo, ci mancherebbe.
Ma non ci credevo.
Forse avrebbe potuto aiutarmi a coltivare la pianticella della fiducia un dettaglio che avevo notato e pure segnalato. Non cogliendone però fino in fondo il senso autentico.
Mi spiego.
Sono settimane che Mattia Binotto martella sulla necessità di fare rispettare il budget cap.
Il tetto alle spese.
Al di là della questione di principio, tanta insistenza può essere letta anche così: non sarebbe giusto concedere a chi è dietro in pista un…extra sul fronte degli investimenti sulla macchina.
Non a caso, citando l’inflazione, l’aumento del costo delle materie prima e bla bla bla, ecco, chi ha invocato una revisione al rialzo?
La Red Bull.
La Mercedes.
Curiosa coincidenza, fermo restando che l’inflazione c’è per tutti.
Qui si arriva così al cuore del problema, in stile La Piovra tv.
Chi controlla i controllori?
Saranno affidabili le verifiche della federazione internazionale, sollecitata ad una rigorosa vigilanza da parte di Stefano Domenicali?
Badate, sono discorsi complicati, difficili, saponosi.
Con il senno di poi (vedi premessa) io individuo nel l’atteggiamento di Binotto la consapevolezza di godere, al momento e Dio solo sa quanto durerà questo momento!, di un vantaggio prestazioniale magari non lieve.
E insomma chissà: Bin8 di colpo fa pensare al Bearzot ct del Mundial 1982, spernacchiato prima e beatificato poi.
Con Leclerc nei panni di Paolo Rossi e il giustamente confermato Sainz nel ruolo di Ciccio Graziani.
S’intende che Zoff lo faccio io .