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La “nuova” Fia e il potere MercedesLeo Turrini - 16 marzo 2022
Doppia premessa. Uno come me, totalmente ignorante in materia tecnica, non può seriamente esprimere un parere motivato sulla legalità degli specchietti retrovisori installati sulla nuova Mercedes. Ammiro e invidio (per niente, in verità) chi non ha dubbi in materia. A me interessa l’altro aspetto. Politico, se mi passa il termine. Recentemente la Fia ha cambiato […]
  1. Doppia premessa.
    Uno come me, totalmente ignorante in materia tecnica, non può seriamente esprimere un parere motivato sulla legalità degli specchietti retrovisori installati sulla nuova Mercedes.
    Ammiro e invidio (per niente, in verità) chi non ha dubbi in materia.
    A me interessa l’altro aspetto.
    Politico, se mi passa il termine.
    Recentemente la Fia ha cambiato presidente.
    L’era Todt si è conclusa. Non è stato un periodo entusiasmante. L’egocentrismo del Pinguino, non moderato da Montezemolo come nei giorni dorati di Maranello, ha prodotto conseguenze non commendevoli.
    Era legittimo (questo invece mi sento di affermarlo) immaginare un approccio diverso da parte dei nuovi vertici federali.
    In breve: un riequilibrio strategico, chiamiamolo così, dopo lunghi anni in cui la Fia di Todt ha dato l’impressione di essere fortemente empatica nei confronti di Daimler Benz.
    Non sta succedendo, per ora.
    E poiché io, ribadisco!, non ho gli strumenti per giudicare gli specchietti (ho una antica laurea in giurisprudenza, non in ingegneria), continuo a reputare imperdonabile, come ho già scritto, la rimozione di Michael Masi.
    Perché nessuno può scegliersi l’arbitro (gli juventini mi passano la cattiveria: c’è sempre un Villareal, eh) e se a Silverstone Masi avesse penalizzato, insieme ai commissari, di un minuto Lewis Hamilton, al casino di Abu Dhabi manco saremmo arrivati.
    Quello che sta mancando da parte della “nuova” Fia è un segnale. Del tipo: qui non esistono figli di un Dio minore.