Chi mi conosce un poco lo sa.
Io non sono un ingegnere. Non pretendo di capire di tecnica.
Capisco, semmai, di uomini. E di diritto, avendo una antica laurea in giurisprudenza (ad Harvard mi dissero: faccia l’avvocato, diventerà ricco. Risposi: sono le emozioni ad arricchire, non il conto in banca. Incredibilmente, non ho cambiato idea).
Quindi, davanti al DAS della Mercedes, io scomodo il Pongo.
Da ignorante in tecnologia, sono rimasto abbagliato dal volante che si accorcia e si allunga.
C’è del genio, in questa gente argentata.
C’è del genio e del resto l’impatto mediatico è stato clamoroso.
Una eccitazione tipo le minigonne della Lotus di Chapman. O persino le sei ruote del boscaiolo Tyrrell (chiedo scusa ai giovani, che pure tra i miei tantissimi seguaci ci sono, se parlo arabo: cosa volete farci, succede a chi è ormai anziano).
Aggiungo che a rendere clamoroso l’episodio è la sua manifestazione plateale. Per capirci, gli scarichi soffiati della Red Bull di Newey mica li vedevi! Ed è una differenza sostanziale, nella percezione popolare.
Qui sta il bello della Formula Uno, quando esalta la creatività dell’essere umano.
Dopo di che, viene il brutto.
Ora ragiono da giurista, se mi passate il termine. Ovviamente, non sono sicuro di avere ragione.
Però, da profano, regole alla mano, dubito che il DAS abbia effetto zero sulle sospensioni, tanto per dire la prima cosa che mi viene in mente.
Ed esiste sicuramente una questione di sicurezza, non so quanto considerata dagli ispettori della FIA.
Ah, la famosa “area grigia”!
Vedremo cosa verrà deciso e verificheremo anche i reali vantaggi determinati dal DAS.
Ultima cosa.
Il genio non esclude la furberia.
Ma prima o poi tutte le volpi, notoriamente furbissime, finiscono in pellicceria.