Lo so, lo so.

Quando offro spazio alla Formula E, non pochi tra voi sbuffano, tracimando talvolta persino di irritazione.

Io però sommessamente penso che pure questo sia Motor sport, a maggior ragione in un tempo in cui la mobilità green è uno dei temi più attuali.

Aggiungo che adesso il mio Virgilio televisivo, escludendo beninteso io di essere Dante!, alias Fabio Tavelli, si occupa di questo campionato del mondo “elettrico” su Sky. Motivo in più per insistere.

Come sempre, con l’aiuto di Marco Santini, cloggaro che di batterie ne sa mille volte più di me. Grazie a lui.

SANTINI SCRIPSIT.

Ha preso ufficialmente il via la stagione 2021 del motorsport a quattro ruote! Il campionato elettrico, giunto alla sua settima stagione, è infatti scattato ieri nella terra degli amici del moderno Machiavelli di Rignano. Con un paio di importanti novità: la prima gara (anzi, due) in notturna ed il titolo ufficiale di campionato del mondo FIA. Potevamo dunque stupirci di trovare subito in testa la Mercedes, quando si tratta di mondiale? I nostri peggiori incubi si sono manifestati anche in elettrico, quando De Vries ha dominato in scioltezza il primo dei due round del fine settimana arabo, con il campione F2 2019 in grado di portare agilmente la sua freccia d’argento ad ottenere pole position e vittoria. A salvarci da un assolo tedesco è stato un problema software relativo all’impianto frenante, che ha costretto le monoposto di Stoccarda a partire dal fondo per il secondo round. E così a spuntarla il sabato sera è stato Sam Bird, uno dei veterani della serie elettrica, al debutto con la Jaguar.
In entrambe le manches non è mancata l’azione in pista, nonostante la location cittadina ed i soli 45 minuti di gara. Ma giunti alla settima stagione con le monoposto elettriche, venendo da decenni di passione per la Formula 1, un paio di considerazioni ci vogliono. Da una parte, l’impegno dei costruttori è evidente, con un parterre di case automobilistiche coinvolte che qualsiasi altra categoria può solo invidiare. E su questo noi italiani rimaniamo alla porta, in attesa che il neonato gruppo Stellantis (che però in pista ha già DS, che è addirittura campione in carica) decida di portare una Maserati o una Alfa Romeo tra i giganti dell’elettrico. Dall’altra, c’è da ammettere che la griglia attuale è composta di tanti ottimi piloti, con diversi ex Formula 1… Eppure, al netto della comparsata di Felipe Massa (un podio in due stagioni, a Monaco), a mancare sono proprio i nomi di grande richiamo per un pubblico di storici appassionati delle corse. Senza pretendere i giovanissimi Leclerc o Verstappen, sarebbe interessante vedere un Alonso o un Raikkonen tentare di vincere altrove un ultimo titolo prima di appendere il casco al chiodo. Per non parlare del Re Nero, evidente candidato ideale: Hamilton è il recordman della Formula 1, guida già una EQC, è vegano. In un mondo sempre più attento ai temi della sostenibilità, l’impegno della Formula E è fondamentale nel cercare di portare la tematica sempre più al centro delle agende dei governi mondiali. Ora ci vorrebbe uno sforzo in più per far arrivare tutto questo al cuore della gente, laddove un testimonial d’eccezione potrebbe essere la chiave per farlo. Nel frattempo, ci si prepara per la prossima tappa, a casa nostra: il 10 aprile il campionato prosegue tra le strade dell’EUR. Chissà che anche il Nume non possa pian piano appassionarsi all’idea di un futuro meno rumoroso…