Per ragioni che non val la pena spiegare, mi sono ritrovato tra le mani il modellino della F 2004.
Quanti ricordi!
È pur vero che non è bello vivere di nostalgie. Ma del resto mica è colpa mia se il presente Ferrari è quello che è.
Mi sono rivisto alla presentazione di quella vettura. Eravamo in piena Golden Age, a Maranello. Tuttavia quel freddo giorno di gennaio nessuno poteva immaginare che la F2004 avrebbe dominato in maniera così devastante (per i rivali).
Tenete anche presente che il 2003 era stato un anno complicato, tra gomme Michelin che si deformavano e un titolo vinto da Schumi a Suzuka con appena due punti di vantaggio su Raikkonen.
Comunque, visto che di tempo ne abbiamo (manca più di un mese ai test di Sakhir!), ecco il mio suggerimento.
Metto, mettiamo in fila le monoposto più belle, non necessariamente vincenti, prodotte dal Cavallino dagli anni Settanta in poi.
Io offro tre indicazioni.
Della F 2004 ho detto. Perfezione assoluta, sin dal primissimo test. Persino noiosa per la disarmante facilità con la quale si imponeva.
Poi dico la Rossa del 1989, quella di Mansell e Berger. Si aggiudicò appena tre Gp, ma la considero il simbolo della ultima rivoluzione tecnologica partorita a Maranello. Il famoso cambio “elettroattuato”, allora scrivevamo così. Le mani dei piloti che non debbono più staccarsi dal volante. Una vecchia idea di Forghieri, ripescata da John Barnard. Un salto nel futuro, copiato in fretta e furia dalla concorrenza.
Sul terzo gradino del podio colloco, anche in omaggio alla mia adolescenza!, la Ferrari di Niki Lauda iridato nel 1975. Il cambio trasversale! C’era qualcosa di potente, nelle suggestioni evocate da quella vettura. Forse idealmente è stata la Rossa che ha fatto da ponte tra due diverse ere della tecnologia.
S’intende che se la attesa SF21 si posizionasse intorno al ventesimo posto, in questa fascinosa classifica, beh, sommessamente mi proclamerei soddisfatto.
Giusto per dire come siamo messi.
Adesso, a voi. Minimo tre modelli, con relativa motivazione.