Quando ho narrato la mia perplessità sull’enigmatico (eufemismo!) comunicato Fia a proposito della power unit Ferrari, ecco, ho sostenuto che, al di là della questione materiale, forse Maranello aveva portato a casa minimo minimo un pareggio.
L’intervento a gamba tesa dei Magnifici (altro eufemismo!) Sette, compatti, con la sola ovvia eccezione di Alfa e Haas, nell’invocare rivelazioni e nel minacciare ritorsioni, mi induce a sospettare che invece quella del duo Camilleri-Binotto sia addirittura una vittoria politica.
In breve.
Se il compromesso tra la federazione presieduta dal Pinguino Todt e la Signora in Rosso fosse una resa del Cavallino, uhm, perché Mercedes e Red Bull scatenerebbero il pandemonio?
È anche interessante notare come gli statuti della Fia consentano, tecnicamente, un epilogo del genere. Tra assoluzione e rinvio a giudizio, esiste appunto il “settlement”, che ho già spiegato essere quella via di mezzo che attesta l’accordo sul disaccordo, non essendo provabile oltre ogni ragionevole dubbio ne’ la tesi dell’accusa ne’ la teoria della difesa.
E qui torniamo alla mia suggestione sulla Talpa, che tante fantasie ha piacevolmente evocato.
Nel mondo dei segreti industriali esistono obblighi di riservatezza per dipendenti e (a termine) ex dipendenti. Qualora venissero violati, scatterebbero sanzioni mica da ridere.
Quindi può darsi che una informazione “irregolare” all’origine non potesse far da perno per una sentenza, perché non sempre credersi furbi assicura l’epilogo desiderato (dal furbetto del quartierino, intendo).
Ovviamente, poiché anche qui in casa mia non mancano mai imbecilli analfabeti che pretendono da me affermazioni che non posso documentare o nomi che non posso fare in assenza di riscontri incontestabili, preciso che io faccio semplicemente il mio mestiere.
Disegno uno scenario. Offro strumenti di comprensione a chi non è citrullo. Delineo una ipotesi nella quale fermamente credo e lì mi fermo, perché non ho mai accusato A o B in assenza di elementi inconfutabili.
Questo è giornalismo d’opinione, poi l’opinione può essere condivisa o meno, ci mancherebbe.
Fermo restando che con me, se si parla di Formula Uno, sorry, uno non vale uno. Ma proprio per niente.
Infine, confermo il giudizio etico.
Io ho sempre sognato la trasparenza. In tutta questa vicenda, a prescindere dal merito, non l’ho trovata.
Non mi piacevano i metodi di Balestre. Non mi piacevano i sistemi di Mosley. E non mi piacciono i criteri di Todt.
Grazie per l’attenzione.