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La Ferrari e Milano, l’emozione in casa

Mi ha fatto piacere vedere la Ferrari da corsa in transito nel cuore di Milano. Mi ha fatto piacere perché io credo che non sia mai sbagliato avvicinare la passione sincera delle persone all’oggetto del desiderio. Credo sia sbagliato (e forse posso ben dirlo io, che ho visto centinaia e centinaia di Gran Premi dal […]

Ultimo aggiornamento il 29 agosto 2018 alle 17:13

Mi ha fatto piacere vedere la Ferrari da corsa in transito nel cuore di Milano. Mi ha fatto piacere perché io credo che non sia mai sbagliato avvicinare la passione sincera delle persone all’oggetto del desiderio. Credo sia sbagliato (e forse posso ben dirlo io, che ho visto centinaia e centinaia di Gran Premi dal vivo!) rinunciare allo spettacolo del contatto ravvicinato con una emozione. Fermo restando, non essendo io un ingenuo!, che la monoposto di Vettel esprime la sua identità intima nella dimensione di un autodromo e non nello spazio ristretto della darsena meneghina.
Oso affermare quanto segue.
A uno come me, che ha visto di tutto e di più in pista, una esibizione in città offre poco.
Ma all’appassionato comune, abituato a vedere le cose e le corse in televisione, eh, l’approccio diretto può solo risultare gradevole.
Ancora.
Io sono da rottamare e prossimamente verrò ricordato con una prece, d’accordo (ma il celebrante, finlandese d’origine, lo scelgo io). Però escludo si debba avere paura dell’avvenire.
Anzi, tutto quello che può rendere la Formula Uno meno lontana dalle aspirazioni di popolo merita di essere incoraggiato.
Magari le modalità delle iniziative possono essere perfezionate, ma legare concretamente Monza a Milano (o Londra a Silverstone o l’Albert Park al centro storico di Melbourne, eccetera) ha un senso e già stiamo in un mondo senza senso per lamentarci di qualcosa che funziona.
Per inciso, a me pare di aver capito che Vettel e Raikkonen sono carichi a schioppettone.
Attenti a quei due, io li adoro.
A Milano, per divertimento.
A Monza, per fare sul serio.

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