Aspettando Abu Dhabi, uno sguardo sul 2019.
Vagamente presago.
Io vedo tre grandi incognite.
La Ferrari è la prima. Nulla di drammatico, la Ferrari è sempre una incognita. Del resto la pressione ambientale non concede scampo: questa è stata la migliore stagione degli ultimi dieci anni eppure viene raccontata e vissuta alla stregua di un fiasco epocale. È sbagliata la narrazione.
Vedremo come si evolveranno le dinamiche degli equilibri interni. Ci sarà un Laurent Mekies, il tecnico ex Fia, in più al muretto, Jock Clear lavorerà con Carletto Leclerc, non sarebbe una brutta idea, secondo me, recuperare Diego Ioverno ai box e per l’addetto al simulatore, con Kubica che sogna il volante Williams, si parla di Wehrlein (altra idea interessante).
Dipenderà (quasi)tutto dalla macchina. Allacciamo le cinture.
La seconda incognita è la Red Bull.
Sotto forma di motore Honda.
Non c’è dubbio che il finale di campionato abbia rilanciato i Bibitari.
Senza Ocon l’Olandese Volante avrebbe vinto in Brasile.
Se dopo cinque anni i giapponesi dovessero mantenere le promesse, minimo minimo la lotta per il mondiale sarebbe a tre (a tre, speriamo, eh).
La terza incognita è la Mercedes No Tav.
Non ridete.
I buchi.
La Tribù dei Cerchi Forati.
Aperti.
Chiusi.
Quest’anno è stato, al di là degli innegabili trionfi, il più complicato per i detentori dei titoli.
Un ottimista potrebbe anche scorgere, nelle difficoltà peraltro superate, il sintomo iniziale di un declino.
Però, dimenticavo.
Io al riguardo non sono ottimista.