Per prima cosa un caro saluto al cloggaro Tex.
Ritrovarlo qua sotto è stata l’altra bellissima sorpresa della domenica australiana, insieme all’impresa di Ulisse Vettel.
Alcune riflessioni, prima di andare a festeggiare a Broadway in platea allo spettacolo teatrale di Bruce Springsteen, ovviamente ferrarista anche lui (sua nonna Zirilli era italiana).
Astenersi rosiconi, please.
Insomma, dal 2014 a oggi sono stati disputati più di ottanta Gran Premi. Ne abbiamo vinti nove. 9. Mi pare che per l’esercito degli Anti numerosissime siano state le occasioni di giubilo. E ce lo volete lasciar godere, un successo così insperato, rocambolesco, audaces fortuna juvat, va bene, ma insomma, a Melbourne primo Vettel terzo Raikkonen, Rossa punti 40 mondiale costruttori. Fatevene una ragione, non durerà, per carità. Ma intanto è così.
Astenersi mitomani.
Le corse le seguo da cinquant’anni. Ho gli occhi, ho il cuore, non sono ancora rimba. La Mercedes resta la macchina migliore, la più veloce. Per batterla, servirà altro. Molto altro.
Astenersi incoerenti.
Ho sempre sostenuto (qui, su Sky, sui giornali, a Radio 24) che la virtual safety car è una boiata pazzesca. Lo scrissi quando in passato favorì Hamilton, lo ripeto oggi che ha giovato a Vettel. Non mi piace, è incomprensibile per il grande pubblico, è una delle tante balordaggini della F1 post moderna, altro che ombrelline.
Astenersi distratti.
Se vogliamo parlare di cose serie, magari altrove sorpassare sarà meno complicato però resta evidente il valore di un concetto già espresso.
Si vince, temo, al sabato. Non sempre fai il miracolo in partenza, non sempre ci sarà la virtual safety car. E non sempre Bottas andrà a muro. Se i livelli in qualifica sono quelli di Melbourne, ahi, allora di prime file tutte Mercedes ne vedremo tante, pure troppe.
Concludo dicendo che i rosiconi hanno quindi ottime chances but we are Born to run e io e il grande Kimi siamo born to rum.
See you later.