Incontro con ragazzi di una scuola media superiore.

Sensazione: vogliono bene, d’istinto, alla Ferrari, intesa come simbolo di un residuo orgoglio patriottico.

Ma non nutrono un particolare interesse per la Formula Uno globalmente e genericamente intesa.

Domanda (che si collega anche al post precedente): la Formula Uno è uno sport per “vecchi”, con o senza virgolette?

E’ una riflessione che vado sviluppando da tempo, nell’inesorabile avanzare del mio rincoglionimento (fermo restando che anche io mi considero un VSG, Very Stable Genius, per dirla con The Donald, cioè Trump, che infatti si fece un giretto su una F1 a due posti guidata da Marione Andretti, ehm ehm…).

A parte gli scherzi.

Mi sento obiettare, da giovanissimi che mi vogliono bene: eh, ma nei Gran Premi a quattro ruote non si vede più un sorpasso, vuoi mettere con le moto?!?

Ma proprio qui casca l’asino, rispondo io.

Anche oltre quaranta anni fa, quando il vostro VSG era un liceale, non c’era paragone.

Se ti piacevano i sorpassi, ne vedevi di più in una gara di Agostini-Cecotto-Read che non in un triello Lauda-Hunt-Regazzoni.

La Formula Uno era, anche allora, una alchimia molto sofisticata e sono balle, visto che io c’ero, le storielle che narrano di epici duelli ruota a ruota ad ogni gara.

Ma quando? Ma dove?

Fosse stata la norma, il batticuore Villeneuve-Arnoux del 1979 (accidenti, iniziavo gli esami di maturità the day after!) mica sarebbe diventato così epicamente indimenticabile!

Eppure, allora i giovani la Formula Uno la idolatravano. Almeno, in larga misura.

E’ cambiato il mondo e infatti all’epoca nessun presidente degli Usa avrebbe osato definirsi VSG, d’accordo.

Ma siamo in presenza, io credo, di un mutamento socio culturale (che parole grosse!) che coinvolge la mia e la vostra passione da vicino.

Si può recuperare il gap generazionale?

O è troppo tardi?

Ps. Comunque, al vostro VSG nessuno studente ha chiesto qualcosa sul ruolo di Kviat in Ferrari. I ragazzi crescono bene, dopo tutto…