Una volta chiesi a Luciano Pavarotti cosa pensasse di Domingo e Carreras, i colleghi tenori insieme ai quali teneva concerti in giro per il mondo.
Si mise a ridere. “Ovviamente io penso di essere più bravo di loro due e ognuno di loro pensa di essere più bravo degli altri due”.
La frase di Big Luciano mi è venuta in mente domenica durante il Gran Premio di Sakhir.
Nella fase in cui, sull’asfalto, si sono trovati vicini vicini Fernando Alonso, Seb Vettel e Kimi Raikkonen.
Tre Tenori.
Sette titoli mondiali, complessivamente.
È noto il mio giudizio “storico” sul Trio e non starò qui a ripeterlo.
Nel presente, di sicuro è preoccupante la condizione psicologica di Seb.
Forse è stato solo un episodio (lungo un week end). E può anche darsi che Aston Martin abbia cannato di brutto la macchina. Ma il Vettel di Sakhir sembrava il pilota Ferrari del 2020. Dal Rosso al Verde, stessa solfa.
Alonso ha guidato benissimo in qualifica. Dubito abbia perso qualcosa dell’istinto di racer. Tra l’altro e per inciso, è sempre bene ribadire che io ho sempre considerato molto forte il pilota Alonso. Diversa e’ la mia opinione, che confermo, sul carattere. Con una altra testa e altri consiglieri, Fernando non avrebbe vinto “solo” due mondiali.
Nell’immediato, l’Alpine Renault non pare alla sua altezza. Ed è un peccato.
Kimi è Kimi. Classe 1979, ancora si diverte in pista. Detesta tutto quanto non appartiene alla competizione e infatti ci stiamo clamorosamente simpatici. Non credo che la Alfa Sauber gli consentirà di entrare spesso in zona punti: ma saperlo ancora lì un po’ mi rallegra e molto mi commuove.
I Tre Tenori hanno segnato, nel bene e nel male, la storia Ferrari tra il 2007 e il 2020. Cioè per lo spazio di una generazione.
Naturalmente pensando, come Pavarotti, di essere, ognuno di loro, migliore degli altri due.