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Io, Michael Mann e il film su FerrariLeo Turrini - 13 febbraio 2022
Alcuni anni fa, Piero Ferrari mi chiese un favore. Potevo dare una occhiata alla sceneggiatura di un film sulla figura di suo padre Enzo? Ora, io sono un fan di Michael Mann, il regista hollywoodiano che chiedeva un parere su quel copione. So “Heat”, il gioiello con Al Pacino e De Niro, a memoria. E […]

Alcuni anni fa, Piero Ferrari mi chiese un favore.
Potevo dare una occhiata alla sceneggiatura di un film sulla figura di suo padre Enzo?
Ora, io sono un fan di Michael Mann, il regista hollywoodiano che chiedeva un parere su quel copione.
So “Heat”, il gioiello con Al Pacino e De Niro, a memoria. E anche altre pellicole mi hanno entusiasmato.
È passato un po’ di tempo e quindi ignoro se il film sul Drake, di cui finalmente sta iniziando la produzione, abbia lo stesso soggetto.
Due riflessioni a beneficio dei miei quattro lettori.
La prima.
La sceneggiatura che ho letto io e’ strepitosa. Vagamente tratta da un libro americano, si concentra sul finale degli anni Cinquanta, grosso modo il dopo Fangio, la tragedia di Musso, Fiamma Breschi, la squadra Primavera, eccetera.
Seconda riflessione.
Appunto, è un film. Di Hollywood. Non è un documentario. Quando dico che la sceneggiatura è fantastica, parlo da cinefilo, non da cultore della memoria ferrarista.
Qui sta il punto, quando ci confrontiamo con un “biopic”, termine usato per definire film su personaggi vissuti davvero. Quanto è tollerabile l’introduzione di elementi che non corrispondono alla realtà della cronaca?
Nella sceneggiatura che ho visto io (ripeto: era splendida) di …invenzioni ce n’erano. Perfettamente funzionali al racconto sul grande schermo. Ma estranee alla verità dei fatti.
La stessa considerazione mi venne in mente davanti a “Ford vs Ferrari”.
Cinematograficamente parlando, per me godibilissimo. Grandi attori, trama avvincente.
Ma farcito di inesattezze e di falsi storici: ad esempio, Enzo Ferrari NON era a Le Mans quando le sue macchine furono sconfitte dalla Ford alla 24 Ore. Ma nell’economia del film serviva farlo vedere lì.
Riassumendo e concludendo.
Michael Mann è il Lewis Hamilton dei registi. È un grande e so che è anche innamorato del Mito del Cavallino.
Spero tratterà con affetto l’argomento, qualunque sia l’episodio sul quale farà perno il film.
Film che andrò a vedere volentieri.
Ma senza pretendere di trovarci dentro la verità.