E già erano tante le cose che mi facevano pensare alla estate del 2000…
Non voglio annoiare nessuno con la mia propensione alla memoria.
Lo so, lo so. È come quando ripensi ad una ragazzina perduta dei giorni di “Luna” di Gianni Togni: se lo racconti ai contemporanei, sei patetico.
Ma insomma.
Già avevo in mente l’estate del 2000 e mi imbatto in una intervista di Vettel alla Bild.
Notoriamente a me Seb garba tantissimo ma dopo questa esternazione garba ancora di più.
Il primo Gran Premio che ho visto dal vivo, ha raccontato Vettel, fu Hockenheim2000.
E benedetto ragazzo, si vede che i destini si incrociano!
Io c’ero.
E mi ricordo tutto.
Fu una domenica epocale.
Mi avevano accompagnato al circuito alcuni amici carissimi del Ferrari Club di Castiglione Olona.
Gente stupenda, Gamberini e Zio Bello e l’ingegner Ceruti eccetera.
Miei fratelli di sangue Rosso.
E noi non lo sapevamo, diciotto anni, che dagli spalti soffriva con noi un adolescente chiamato Seb.
Fu una gara folle. Con Schumi subito out per un incidente in partenza. E le McLaren di Hakkinen e Coulthard lanciate verso una annunciata doppietta.
Ma venne giù un poco d’acqua e Ross Brawn dai box citofonò a Barrichello, il ferrarista superstite. E gli chiese: “Te la senti di restare fuori con gomme d’asciutto sotto l’acqua?”
Io guardavo i monitor della sala stampa e capivo l’azzardo e divoravo per il nervoso salsicciotti intinti nella senape.
Non lo sapevo, ma in tribuna un giovanissimo Seb Vettel stava in ansia come me, anche lui stravedeva per Schumi e di sicuro comprendeva che una impresa di Barrichello sarebbe stata preziosa per il Grande Sogno.
Finì tutto in gloria, Barrichello ce la fece, fu il suo primo successo in carriera e adesso che ci penso, si, no, sto inventando, ma certo, guardo il mondo da un oblò e magari era Seb Vettel quell’adolescente che incrociai la sera uscendo dall’autodromo e vide il mio cappellino Rosso e ammiccando mi disse: ehi, quest’anno ce la facciamo!
Quest’anno, cioè 18 anni dopo, dici che ce la facciamo, Seb?…