Desidero rendere omaggio, qui e ora, a un amico carissimo andato via troppo presto.

Pallavolista e anche (per colpa mia!) ferrarista era Paulo Roberto do Freitas, in arte Bebeto. Un malore lo ha ucciso all’improvviso. Alla Olimpiade di Rio siamo stati insieme per l’ultima volta e fu tutto stupendo. Come sempre.

Grande giocatore prima, grandissimo coach poi. Un simbolo del Novecento sotto rete e il volley è da sempre una delle mie innocente passioni. Non ho mai visto una squadra di club giocar bene come il suo Maxicono Parma. E fu lui, da commissario tecnico, a guidare l’Italia al terzo titolo mondiale consecutivo, nel 1998 in Giappone.

Ricordo ancora con dolcezza l’abbraccio col quale ci stritolammo alla fine della partita decisiva, contro la Serbia.

E rammento quando fu mio ospite ad Interlagos, Gran Premio del Brasile 1999.

Aspettavamo, in pista, da vent’anni.

Lui era carioca e aveva delirato per Piquet padre.

Io gli avevo trasmesso la passione per la Rossa.

Mi disse una cosa che mi è tornata in mente in questa serata triste, da saudade.

Una cosa che vale anche oggi.

Voi ferraristi italiani, mi spiegava in un box di Interlagos mentre Schumi annuiva, avete il difetto di essere troppo emotivi e troppo umorali. Passate dal delirio al disastro in un attimo, fate di una indiscrezione una notizia certa, di un  moscerino un elefante ma in fondo siete ferraristi per questo e io vi voglio bene.

Io ne ho voluto a lui.