La prima la vidi a Imola.

Primavera del 1985. Gran Premio di San Marino di Formula Uno.

La ragazza con l’ombrello sulla griglia.

Coscia robusta.

Era di zona modenese, come me.

E un mio amico l’aveva pure conosciuta in senso biblico.

Dopo, ne ho incontrate e sfiorate migliaia (oh, sfiorate in senso metaforico, qui tira un’aria che è bene precisare, eh).

Fate 300 Gran Premi per venti o ventisei, una per macchina, e tirate fuori il totale.

Dice adesso Liberty Media che basta, stop, sciò.

Fine delle pon pon girls. Delle cheerleaders. Delle signorine con cartello recante numero auto e nome pilota.

Comunque la si voglia interpretare, la decisione è il sintomo di una rivoluzione.

Libero ognuno di giudicarla come preferisce. Ma #metoo o Time’s up certo non sono indifferenti ad un ripensamento globale.

In breve: passa l’idea che l’ostentazione della bellezza femminile, voluta dall’uomo, sia, di fatto, un cedimento ad una cultura di prevaricazione maschilista.

E io, avendo figlie, dirò sommessamente che sul principio sono anche d’accordo.

A un patto.

Si potrebbe, passate le scalmane del caso Weinstein e annessi, ragionare sul concetto di eleganza, sul valore dell’estetica, sul significato (e sui limiti) della apparenza?

Di sicuro è sempre stato sbagliato, secondo me, l’accostamento tra Velocità e Sesso.

Non è che uno deve saper guidare a trecento all’ora per cavarsela bene nelle relazioni private!

Forse dietro le ombrelline c’era un modello di comunicazione obsoleto, un po’ come le pubblicità per fumatori di una volta (e lo dico io che ho il vizio della sigaretta).

Com’era quello slogan che poi Vasco mise in canzone per prenderne per i fondelli la sostanza?

Ah, sì: “l’uomo/che non deve/chiedere/mai!”.

Che idiozie da sub cultura!

E quante leggende, in anni e anni, mi sono sciroppato.

In Italia o in Europa o in Asia o in America c’era sempre il tizio pronto a girare che la tal ragazza col cartello se l’era spassata, a fine qualifiche, con il tal pilota.

Quasi sempre, balle mostruose.

Un driver di cui si favoleggiavano prodezze da erotomane era gay e io lo sapevo, giusto per fare un esempio.

Comunque, avremo griglie di partenza all’insegna del politically correct.

Ps. Onestamente quella signorina del 1985, uhm, altro che #metoo…