Buon compleanno a Piero Ferrari.

75 è una bella età, eh.

Alcuni tra voi forse sanno che sono amico suo da una vita.

Una delle soddisfazioni più intense in carriera me l’ha data proprio Piero, quando nel remoto 2006 mi volle al suo fianco per il libro intervista “Ferrari, mio padre”.

Nella conversazione che appare oggi sul Resto del Carlino, Nazione e Giorno un poco abbiamo parlato del presente Rosso e tanto di sentimenti privati.

Spero possa interessare a chi passa di qui.

Piero Ferrari compie oggi 75 anni. “Da adulto-sospira il figlio del Drake, vicepresidente e secondo azionista della azienda di Maranello dopo gli eredi di Gianni Agnelli- ho pensato che forse la mia nascita, a guerra appena finita, a maggio del 1945, ha incoraggiato mio padre Enzo e mia madre Lina a credere di più nella ripartenza dell’Italia”.
Oggi non c’è stato un disastro bellico ma sempre di nuovo inizio parliamo, caro Piero.
“Come tutti, anche io non avrei creduto possibile ciò che abbiamo visto e vissuto negli ultimi tre mesi! Ma ho fiducia nella creatività e nel coraggio dei miei connazionali”.
Magari per aumentare l’autostima servirebbe qualche vittoria Rossa in Formula Uno.
“Beh, intanto mi auguro che i motori si riaccendano, a luglio in Austria. Non sarà facile battere la Mercedes, ma non smetteremo mai di provarci e i nostri tifosi lo sanno”.
Come valuta il passaggio da Vettel a Sainz nel 2021?
“Ho fiducia nelle scelte che sono state fatte. In Leclerc abbiamo un giovane che è un simbolo di speranza e di entusiasmo. Sono ottimista”.
Ma nelle corse che ci saranno in questo 2020 come andranno le cose tra Seb e la Ferrari, ormai separati in casa?
“Beh, dovrà essere bravo Mattia Binotto a gestire una situazione oggettivamente anonima”.
Facciamo il solito giochino: che ne direbbe suo padre, il Drake?
“Non posso saperlo, ma ricordo una sua frase: l’azienda conta più di qualunque collaboratore, fosse anche il migliore dei piloti”.
A proposito di piloti: lei chi ha amato di più, tra i tanti che si sono calati nell’abitacolo del Cavallino?
“Lauda, sicuramente”.
Non Villeneuve?
“Gilles era un amico e aveva doti speciali, ma Niki ha cambiato la storia delle corse. Poi fra lui e mio padre finì male, ma fecero in tempo a ritrovarsi, tra loro la stima reciproca era fortissima”.
E invece dovendo andare su una isola deserta quale modello Ferrari porterebbe con se’?
“Posso portarne due?”
Concesso.
“Allora, sicuramente la Ferrari 275 GTB, perché fu la prima che papà mi concesse di guidare. E poi la 250 GTE, perché era una Ferrari a quattro posti e mio padre la usava per portarmi a spasso”.
Piero, è stato difficile convivere con l’ombra di un genitore così prestigioso e così ingombrante?
“Non più di tanto. Vede, io ho capito in fretta che non dovevo pretendere di confrontarmi con la sua immagine, era una sfida impossibile, persa in partenza. Quindi ho seguito una mia strada, senza ascoltare chi avrebbe voluto insegnarmi chi fosse Enzo Ferrari”.
E per lei chi è stato, Enzo Ferrari?
“Il papà che quando ero piccolino al sabato mi comprava l’ultimo numero di Topolino e poi mi leggeva ad alta voce le storie di Paperino. Era Enzo Ferrari il Mito per tutti, giustamente. Ma per me era papà”.