L’attesa per l’autografo di Hamilton sul nuovo contratto mi ha fatto venire in mente una vecchia storia.
Eravamo sul finire del 1992. Frank Williams aveva bruscamente congedato il neo iridato Nigel Mansell. D’intesa con la Renault, partner motori, aveva assunto Alain Prost.
Senna l’aveva preso malissimo. Ricordo che in una tumultuosa conferenza stampa aveva addirittura detto di essere disposto a guidare gratis per Williams. E aveva usato parole molto dure nei confronti del Professore francese.
Ma non ci fu verso.
Il fatto era che Ayrton non considerava più la McLaren competitiva per il titolo. Ma in realtà nessuna monoposto era in grado di contrastare la Williams stellare e le sue sospensioni intelligenti.
Venne così fuori un inverno surreale. Ron Dennis non aveva alternative: per lui perdere Senna in quel momento significava accettare un drastico ridimensionamento.
Per settimane, nessuno ebbe certezze. Nel 1993 il campionato scattava nel Sud Africa che da poco, grazie a Mandela, aveva iniziato a smantellare l’apartheid.
Ma Senna, a Kyalami, l’avrei visto o no?
La telenovela si protrasse fin quando arrivò un curioso annuncio.
Senna aveva rinnovato con McLaren, ma in pratica era un compenso…a gettone.
Un milione di dollari a gara, si favoleggiava.
E così fu.
Naturalmente le differenze con il presente di Hamilton sono enormi. Con la Mercedes Lewis ha già l’ottavo titolo in tasca, mentre il brasiliano (che pure nel 1993 si aggiudicò cinque Gran Premi!) doveva accettare di correre senza poter coltivare ambizioni mondiali.
Identica, però, è per entrambi la mancanza di un piano B.
Senna o stava in McLaren, sia pure alle sue condizioni, o stava a casa.
Hamilton o firma per Mercedes o guarda i Gran Premi in televisione.
Stiamo a vedere come va a finire, stavolta.