• C’ero anche io a Suzuka quando Schumi vide svanire il sogno dell’ottavo mondiale.
    Era una domenica di autunno del 2006. Dopo oltre 5 anni, sulla sua Ferrari si ruppe il motore.
    Ricordo il groppo in gola vedendo Michael fare il giro del box Rosso per ringraziare, uno per uno, i collaboratori di un periodo storico iniziato nel 2006 e giunto al termine così.
    In verità il tedesco avrebbe poi disputato una delle gare più belle della carriera in Brasile, di lì a poco.
    Ma ormai era andata e se ne andò anche la parte più intensa di un’altra (insignificante!) carriera. La mia.
    Ecco, non credo proprio che Lewis Hamilton possa perdere l’ottavo titolo allo stesso modo.
    Non lo dico perché, come tutti, ho visto la nuova Mercedes. Non da oggi le presentazioni delle monoposto sono dei balli in maschera, delle parate a uso e consumo degli sponsor.
    No. È che dopo le vicende del 2020, con regolamento tecnico sostanzialmente congelato, mi viene impossibile immaginare una soluzione diversa dal trionfo annunciato di Lewis.
    Ho anche l’impressione che in Mercedes nemmeno fingano di essere preoccupati da qualcosa o qualcuno.
    La stessa attenzione di Wolff e del campione del mondo uscente (e rientrante) pare concentrata su un eventuale prolungamento del contratto.
    Sono sincero.
    Umanamente mi dispiacerebbe l’8 a 7.
    Però forse era già tutto scritto quella domenica del 2006 a Suzuka, quando uscimmo da una sliding door per entrare nel deserto del rimpianto (con l’eccezione unica del miracolo del Santo Bevitore finlandese, eh).
    Capita, nella vita.