• Sono legato a Niki Lauda da ricordi indelebili.
    Invidio molto chi ne parla senza averlo mai visto, se non in fotografia o in televisione o al cinema.
    Invece, io c’ero.
    Quel giorno di settembre del 1976, quando l’austriaco riapparve in pista a Fiorano al volante della Ferrari.
    Avevo sedici anni e andai in bicicletta ai cancelli del circuito, richiamato da un misterioso tam tam.
    Non esisteva ancora Internet, eppure in fretta tutti sapevano.
    Era risorto!
    Stava guidando la Rossa!
    Corrispondente minorenne di un minuscolo giornale locale, ero sicuro che mai e poi mai sarei stato autorizzato ad entrare, a varcare i cancelli per assistere alla prima conferenza del Risorto.
    Invece Franco Gozzi, il Colajanni (che Dio mi perdoni, che Dio mi perdoni!) del Drake mi fece entrare.
    C’è una foto, da qualche parte.
    Io ragazzino, con occhiali da sole, alle spalle di Niki.
    Che aveva il sangue che gli colava sotto le garze, la faccia sfigurata, 40 giorni dopo il rogo del Ring.
    Ero lì e mi veniva da piangere.
    Da allora, per me Lauda è il Mito assoluto.
    Non dico sia stato il migliore di tutti, non lo so.
    Dico che senza saperlo ha cambiato la mia vita, come una lettera mai arrivata che se fosse arrivata chissà. Dico che è stato l’eroe della mia giovinezza e del resto inizio con lui la popolarità enorme della Formula Uno, finalmente “televisiva”.
    Spero possa vincere ancora il Gran Premio della vita, con un polmone trapiantato.
    E grazie.