Quando io ero molto molto giovane, furoreggiava uno slogan che suonava così: non moriremo democristiani.
Meglio non pensare a cosa è venuto dopo.
Ecco, forse questa vicenda del nuovo Patto della Concordia si può cogliere, con un briciolo di ottimismo!, una speranza piccola piccola.
Forse non moriremo cloni Mercedes.
Questo potrebbe essere un merito dei miei amichetti Camilleri, Binotto, Colajanni, Rosato.
Come sapete, anche la Mercedes ha firmato il nuovo Patto della Concordia, lo statuto che governerà la Formula Uno fino a tutto il 2025.
L’azienda di Stoccarda è stata l’ultima ad aderire all’intesa. Totò Wolff, il capo delle Frecce Nere, aveva ripetutamente manifestato perplessità sui contenuti del Patto, da lui giudicato troppo sbilanciato a favore della Ferrari. Ma, alla fine, ha compreso di non poter tirare troppo la corda. O almeno questo temo di avere capito io.
In effetti sul piano “politico” chi esce meglio dal lungo negoziato è il Cavallino. Al tavolo delle trattative, Camillo e Binotto hanno ottenuto quanto volevano. In sintesi: un adeguato riconoscimento economico (la Rossa incasserà più soldi dei concorrenti, in nome del suo essere l’unico team sempre presente nel mondiale) e la conferma di un diritto di veto su eventuali riforme tecnologiche che andassero contro il DNA dell’automobilismo.
Naturalmente e legittimamente, a scanso di equivoci, ai tifosi della Ferrari questi “risultati “ interessano ben poco, pensando ai disastri attuali in pista. Ma è comunque positivo aver stoppato le manie di grandezza di Toto Wolff, che ormai immaginava (e forse immagina ancora…) una Formula Uno a sua immagine e somiglianza, con tanti cloni Mercedes, vedi Racing Point, a dividersi gli avanzi lasciati da Lewis Hamilton. Non sarà così e almeno questa è una consolazione.
Ora si tratta di recuperare un equilibrio vero sull’asfalto, tutelando lo spettacolo.
E qui, per i miei amici Camilleri ,Binotto, Rosato e Colajanni viene il difficile. Anzi, è già venuto.