Anche io farò il tifo per Carletto.
Inteso come Leclerc.
Lasciamo stare la tempistica dell’annuncio, è una questione di lana caprina quando arriverà.
Non è importante.
Il fatto è che la Ferrari decide di compiere un salto generazionale.
E chi mi legge con attenzione (pochi, I suppose) ricorderà che io ho sempre (sempre!) sostenuto quanto segue.
Se cambi Kimi per un pilota che ha già dimostrato di non essere alla di lui altezza, sbagli.
Se invece punti su un ragazzo da scoprire (al massimo livello, intendo), se punti su un giovanissimo che in pratica ha la metà degli anni di Raikkonen, allora il discorso è diverso. E io lo comprendo.
Muta la prospettiva.
La decisione ha basi solide, razionali.
A Maranello, dove lo hanno cresciuto, ritengono che Carletto sia un potenziale fuoriclasse.
Sono certi che saprà governare l’emozione, gestire la pressione, evitare la tensione.
Nell’epoca moderna, facciamo da Lauda in poi, la Ferrari non ha mai avuto un pilota tanto giovane.
Quindi fare il tifo per Carletto Leclerc significa aiutarlo, proteggerlo, incoraggiarlo se e quando dovesse capitargli di sbagliare (poi magari è un Fenomeno e cappelle non ne fa manco una).
Ma io conosco i miei polli.
I know my chickens!
Ho visto piloti al volante della Rossa essere massacrati al secondo svarione, per capirci.
Conviene confidare nella capacità della Scuderia di tutelare un investimento.
Anche perché Carletto arriva in Ferrari nel momento peggiore.
Non sto scherzando.
Le vicende di Monza c’entrano zero.
Sostituire un tizio che dopo il Gp d’Italia è terzo nel mondiale, entrando in una squadra che nel 2019, ammesso che quest’anno si concluda senza trionfo (e ancora non è detto, eh), sarà condannata a vincere, uhm, mica si annuncia semplice.
Ne’ sarà agevole confrontarsi quotidianamente con un fuoriclasse come Vettel (tra parentesi: debbo essere rimasto l’unico a reputare Seb ancora un top driver, da alcuni giorni mi imbatto in un linciaggio da KKK in salsa F1, una cosa indegna).
Faremo, farò il tifo per Carletto Leclerc perché ne avrà bisogno. E lo scrivo da ferrarista di rito raikkoniano, non pentito, anzi, questo bollito che fa la pole più veloce nella storia della Formula Uno era e rimane il mio avatar.
Io posso tentare di immaginare quello che desidera Kimi.
Paradossalmente, da ferrarista, mi vedo costretto a sperare che il desiderio non si realizzi.
“All things must pass” (George Harrison, brano scritto dopo lo scioglimento dei Beatles. Ma anche “All those years ago”, che a decifrarla bene spiega tutto).
Ps. Un’ultima cosa. 13 anni fa, nel 2005, un giornalista non ancora rimbambito osò scrivere che non era elegante che il figlio del team principal della Ferrari fosse il procuratore di Felipe Massa. Ne segui’ una ilare scomunica.
Si sappia che non ho cambiato idea. Cosa direbbero nel calcio se il figlio di Infantino, presidente FIFA, fosse il procuratore della nuova stella Mbappe’?
Io spero col cuore che, come Mbappe’, il giovanissimo Carletto Leclerc vinca il mondiale.
Ma sulla eleganza confermo quanto affermato nel 2005. Virgole comprese. Solitudine annessa, s’intende.