Domani potremo commentare le prime parole dei protagonisti di Melbourne.
Oggi intanto ho fatto quattro chiacchiere con il mio amico Piero Ferrari.
Ci conosciamo da una vita.
E’ stato spesso sottovalutato da chi non comprendeva l’impossibilità e l’inutilità di un confronto con un padre Gigante.
Io gli voglio bene.
Gli ho chiesto come vive questa vigilia, mescolando un po’ passato, presente e futuro.
“Ci sentiamo, a Maranello e in Australia, come studenti alla vigilia del compito in classe decisivo. Ci siamo preparati, abbiamo faticato sui libri…”
“Marchionne ha il mio stesso stato d’animo. Io invidio tutti quelli che possiedono certezze. Spesso le differenze, nell’automobilismo di oggi, sono ridotte a millesimi, massimo centesimi. E’ un confine sottilissimo tra essere vincenti o perdenti…”
“Di questa Formula Uno post moderna si può dire tutto e il contrario di tutto e capisco certe perplessità. Ma a me piace che con le power unit sia stata restituita centralità al motore. Ha fatto male alla Formula Uno l’era dominata dalla aerodinamica, gli scarichi soffiati, quelle cose lì. Poi certo non è bello per niente che i mondiali li vinca la Mercedes…”
“Mio padre è morto nel 1988, trenta anni fa. Dopo, sette campionati li ha vinti Michael, quattro Hamilton e Vettel, tre Senna. Più della metà…”
“Papà aveva fatto in tempo a conoscere Ayrton, ci fu un momento in cui aveva cercato di ingaggiarlo. Ma credo che gli sarebbe piaciuto di più, tra i quattro, Michael. Perché il stato l’ultimo, forse, a fare la differenza, a vincere anche quando non aveva la macchina migliore e a volte è capitato che non ce l’avesse…”