Niente da dire.
In una cosa la Ferrari resta la migliore.
Lo show di Firenze, davanti a Palazzo Vecchio, è stato splendido.
Ero lì e mi sono emozionato, seguendo il filo dei mille Gran Premi.
Solo che.
Solo che non ho resistito.
Mi sono avvicinato al mio amico Camilleri e gli ho detto: va bene la coreografia, a far scena siete fenomenali, ma Ferrari significa pista, gare, risultati.
Risposta: caro Leo, quando si tocca il fondo poi si risale e dunque puoi rassicurare la mamma novantaduenne, non dovrà arrivare a cento per rivederci campioni.
Ah, sì?
Buono a sapersi.
Io per ora colgo un distacco fortissimo tra realtà e ambizione, per tacere del distacco nei confronti di Mercedes.
Comunque, da Binotto in giù ostentano tutti una serenità che evito di commentare.
John Elkann c’era (strano) e ha pure letto un discorso scritto bene, contenente persino un ringraziamento ai meriti storici di Montezemolo, presente in ghingheri con il figlio Luoo.
Todt era il solito: simpatico come un crampo allo stomaco, ca va sans dir.
Se non altro Ross Brawn mi è sembrato dispiaciuto dei guai della Rossa.
Io avevo una scorta d’onore, capitanata da Moddy Menabue: un manipolo di ex meccanici e tecnici.
Sullo sfondo, c’era la SF1000.
E quel senso amaro di una differenza fortissima tra sogno e realtà, nonostante il quinto posto di Carletto Leclerc sulla griglia del Mugello…