Per come si sono messe le cose da Monza in poi, l’esito del sabato texano vale come rievocazione di un antico interrogativo contadino.
In breve.
Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?
Per la Ferrari, intendo.
Se su una pista da novanta e rotti secondi per giro Vettel e Raikkonen stanno a sei e a sette centesimi dal Nero, beh, allora pare di essere tornati alla situazione fino a SPA, quando la differenza di prestazione tra Freccia d’Argento e Rossa era riconducibile, davvero, a un battito di ciglia!
Naturalmente occorre attendere la verifica alla distanza, nella gara. E di sicuro non aiuta la penalizzazione inflitta a Vettel, sebbene le caratteristiche del tracciato non escludano l’ipotesi della rimonta.
Vedremo sotto la bandiera a scacchi se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Io spero sommessamente nel grande risultato: inutile nella economia finale del campionato. Ma, se ottenuto e su un circuito bello come quello di Austin, ecco, il grande risultato dimostrerebbe che nelle corse più recenti banalmente la Ferrari era andata nella direzione sbagliata con gli sviluppi della macchina (che è poi il vero problema e si tratta di recidiva, se uno pensa ai flop motoristici dell’autunno 2017, stavolta la crisi ha riguardato altri aspetti della vettura: ma questa è una riflessione seria e complicata, dunque impopolare, meglio buttarla in caciara, in Italia funziona così, in tante, troppe cose. Chiusa parentesi).
Sono molto contento per Leclerc. Ha tutto per farci divertire.
E sono fiero di Vettel e di Raikkonen: essendo rispettivamente uno psicolabile è un bollito, ad Austin il sabato stanno a sei e a sette centesimi da un fuoriclasse come Lewis Hamilton. Pensa se fossero normali (ironia modalità on).
La cosa bella della Formula Uno è che possono parlarne proprio tutti.
Nice sunday.