Dirò alcune cose sulle annunciate regole per la Formula Uno che verrà, dal 2021 in poi.
Prima considerazione.
Ho visto il mio primo Gran Premio dal vivo nel 1985 a Imola (vinse De Angelis a tavolino).
Ero timidissimo. Partecipai ad una conferenza di non ricordo chi.
Tema: ecco come la F1 renderà più semplici e frequenti i sorpassi e i duelli ruota a ruota. Ovviamente, ridurremo i danni da scia.
Ah già boh mah.
E sono passati quasi 35 anni, forse io sono meno timido, di sicuro siamo sempre lì.
Quindi, invoco la prova del budino. Posso fidarmi di Ross Brawn, di Tombazis magari meno.
Vedremo se nel 2021 le nuove norme garantiranno ciò che si insegue.
È una buona cosa avere limitato la pretesa Liberty di avere tante parti “standard” sulle monoposto. Per me sono sempre troppe, ma il compromesso ci sta.
Giusto mantenere l’ibrido. Io sentimentalmente rimpiango il fragore del V12 ma so che il mondo cambia, la tecnologia pure.
Sul budget cap sono scettico. Condivido il principio ma sono d’accordo con Toto Wolff (aaarghhhhh!): chi controlla? E chi controllerà i controllori? Si cita il Fair Play della UEFA calcistica ma occhio, i casi di City e PSG sono un clamoroso esempio di aggiramento delle regole finanziarie.
(Tra parentesi: trovo divertente che Todt e Brawn, diventati ricchi sfondati grazie alla F1 opulenta, ora predichino rigore di bilancio).
I 25 Gran Premi sono una esasperazione logistico/organizzativa ma visto che non intendono proprio cancellare la scemenza no-test meno male che li fanno correre, i piloti!
Altra scemenza sesquipedale: la macchina del venerdì è quella con cui devi correre la domenica, cioè se il sabato mattina ti viene una idea per migliorare la vettura, ah, beh, la userai in un altro week end. Qui siamo al delirio negazionista del DNA dell’automobilismo.
Comunque, mi ripeto e chiudo.
Aspetto la prova del budino.