Ora che Kimi Raikkonen ha formalizzato il suo addio alla Formula Uno a fine stagione, citerò in ordine sparso dieci cose sue che, in vent’anni!, hanno colpito la mia fantasia.
La prima sarebbe l’ultima. È il testo whatsapp che KR7 mi ha mandato ieri sera. Eccolo: life is much much more important and has always been for me.
Non credo serva traduzione.
La seconda è quella vittoria del 2009 a Spa, con una Ferrari il cui secondo esemplare in pista chiuse all’ultimo posto. Una impresa gigantesca, compiuta sapendo già di essere stato licenziato non per demeriti (con lui Maranello aveva vinto tre mondiali in due anni) ma in nome di un business voluto da tanti e poi risoltosi in un epocale fallimento.
La terza. In una carriera lunghissima, mai una volta Kimi è stato sospettato di avere commesso volontariamente una scorrettezza in pista. Mai una volta.
La quarta. Quel giorno del 2001 ai tornelli del Paddock di Melbourne, lui era al debutto assoluto, si era scordato il pass e gli addetti non lo volevano lasciare entrare perché non lo conoscevano e io stavo dietro in fila e ridevo come un matto.
La quinta. La pole a Monza del 2018, un giro pazzesco a tempo di record per un boato di folla mai sentito e fu la tumulazione definitiva dei detrattori in servizio permanente effettivo.
La sesta. Interlagos 2007. Tanto, che te lo dico a fare?
La settima. Leave me alone, I know what I Am doing. I suoi team radio diventati cult, in particolare quando stava in Lotus, perché Raikkonen ha vinto anche con la Lotus, eh.
L’ottava. Il cellulare scaraventato in mare quando finalmente ebbe la certezza, un giorno d’estate del 2013, che in Ferrari avevano compreso di avere sbagliato nei suoi confronti.
La nona. La vittoria a Spa nel 2004 con una McLaren impresentabile. Perché sulle Ardenne c’è anche chi non ci ha vinto mai.
La decima. La storia di un uomo che ha saputo combattere i suoi demoni, alcol compreso. Che nel libro bellissimo di Hotakainen pubblicato in Italia da Minerva ha accettato di raccontare difetti, errori, disastri esistenziali.
Kimi Raikkonen è mio fratello.