1. Chiedo anche a voi il parere che ho chiesto a Giancarlo Minardi, vecchio amico di una giovinezza indimenticabile.
    In sintesi.
    Anche nel 2018, salvo auspicabili sorprese, non avremo piloti italiani sulla griglia di partenza dei Gran Premi di F1.
    Lontani i tempi in cui una dozzina o quasi di drivers era cittadina della Repubblica!
    Alboreto. Patrese. De Angelis. De Cesaris. Giacomelli. Eccetera eccetera.
    Di certo una volta certe combinazioni fiscali, chiamiamole così per pudore, favorivano la presenza di sponsor tricolori.
    E non sarò io a rimpiangere l’epoca dei trucchi da furbetti del quartierino.
    Di sicuro incide anche la perdita di un team come la Minardi, che compensava lo storico disinteresse Ferrari per la causa.
    Voglio dire, Fisichella e Trulli, ultimi italiani a vincere Gp, hanno cominciato in F1 con la scuderia di Faenza.
    Ma mi chiedo e ho chiesto a Minardi e domando anche a voi: non è che è cambiato il rapporto tra i giovanissimi e l’automobile?
    Quaranta e trenta anni fa, un ragazzino aveva nella “macchina” il primo sogno della adolescenza.
    Oggi, per quanto vedo e comprendo, non è più così. Sono diverse le priorità, le esigenze. E lo scrivo senza esprimere un giudizio in merito, non mi interessa stilare classifiche ‘etiche’.
    Invece Minardi dice che non è vero, che è solo questione di organizzazione e prospettive. Secondo lui, a cercarlo e a patto di aiutarlo, un Verstappen italiano lo si troverebbe senza problemi.
    Voi come la pensate?