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Dal nostro inviato a SilverstoneLeo Turrini - 30 giugno 2022

Silverstone, we love you.

Nel Tempio inglese c’è uno di voi.

Il cloggaro Marco Santini.

Ecco il suo report.

SANTINI SCRIPSIT

È giovedì pomeriggio. Sono passati ormai 6 anni e mezzo da quando il padrone di casa di questo ameno luogo lanciava un appello ai suoi cloggari, chiedendo “chi vuol essere il nuovo Colajanni”. Nel frattempo il Cola se n’è andato, è tornato, se n’è andato di nuovo. Per qualche ragione, anche io ogni tanto vado e vengo dal paddock della F1, tra una trasferta in elettrico e l’altra. Silverstone! Dicevo, è giovedì pomeriggio, sono passate le 18 ora locale. Ho sbrigato la parte più urgente dei miei compiti per FUnoAnalisiTecnica e decido di sfidare il maltempo (dai 40 gradi di Roma ai 14 di Silverstone, la mia sinusite ringrazia) per affacciarmi nuovamente in pit lane. Lo spettacolo che mi trovo davanti agli occhi è impressionante. Il Nume mi aveva avvisato sulla magia di questo posto unico, ma… Ricapitoliamo. È giovedì pomeriggio, ok. Piove, fa freddo, non sono previste attività in pista, il beniamino di casa non vince una gara dallo scorso dicembre. Eppure la tribuna centrale è piena. Pienissima, vedere per credere (per chi vuole, allego testimonianza nei commenti)! Senza nessun apparente motivo, se non quello di volersi godere ogni attimo di un weekend vissuto in totale comunione con la propria Passione, quella con la maiuscola. Come glielo spieghi, a chi preferisce i petroldollari, che la Formula 1 non esisterebbe senza tutto questo? Perché il tema è di stringente attualità, se si arriva a mettere a rischio addirittura Monaco e Spa. Qui si respira Motorsport, la pista è meravigliosa (come sottolineato oggi anche da Carletto, speriamo sia di buon auspicio), l’organizzazione è superlativa. Cosa può volere di più un appassionato? Chiudo gli occhi, faccio un bel respiro, realizzo di essere fortunato. Ora ci vorrebbe solo una bella vittoria Ferrari, dopo quasi 3 mesi di digiuno. Qui, “a casa loro”. Lasciatemi sognare.
Ah, aggiungo una nota. Mancavo di persona ad una conferenza stampa di Formula 1 da quasi 3 anni, con la conseguente “fame” da aspirante giornalista che potevo avere oggi. L’unica domanda “sportiva”, che non riguardasse la questione Hamilton/Piquet, l’ho fatta io a Leclerc dopo mezz’ora di comizio di Hamilton sul razzismo… Certe battaglie sono sacrosante, ma forse stiamo sbagliando qualcosa se dopo un’ora di conferenza non ci sono argomenti di cui scrivere al di fuori di quello… Insomma c’è un luogo e un momento per ogni cosa. Mia personale opinione ovviamente