La Ferrari sta già cambiando.
Uomini.
Se in meglio o in peggio, lo scopriremo solo vivendo.
Alessandro Cinelli non è più responsabile della performance aerodinamica.
Giacomo Tortora non è più responsabile dell’area veicolo (relazione con le gomme comprese).
Nulla vieta che queste decisioni siano estranee al deludente (fin qui, va bene) rendimento della SF90.
Magari sono scelte dettate da ragioni personali.
Ma insomma.
Resta (ecco, appunto, nomen omen! È già che ci sono pure amen) il fatto che siamo in presenza dell’avvio di un processo di ristrutturazione che non sarà breve, men che meno indolore.
Notoriamente (dico in questa amena sede, per chi è abituato a frequentarla) io non attribuisco troppa importanza alle figure singole.
Per mia manifesta ignoranza in materia, ho un rispetto quasi sacrale per chi esercita la professione di ingegnere “da corsa”.
Vale anche per Cinelli e per Tortora.
Quello che io considero fondamentale, in Ferrari come altrove, è lo spirito di appartenenza. Cioè la consapevolezza di stare in un gruppo che vince soltanto in quanto tale, se riesce a privilegiare coesione e unità di intenti.
Lo so, lo so.
Sono osservazioni degne di un emerito rincoglionito.
Solo, vorrei che in Ferrari fosse recuperato quel sentimento comune che tanto contribuì alla costruzione del Dream Team di Schumi.
È una strada ancora lunga.
E adesso andiamo pure a scoprire cosa ci riserva il sabato monegasco .