Il mito della 24 Ore di Le Mans 2021.

Nel racconto dello scrittore.

EMI EMI VERSION

Un mondo perfetto chiamato Le Mans

Come raccontare questa Le Mans… Bisogna che trovi un elemento. Una traccia, un filo conduttore da cui partire.
Caffè. Forse come solo Rossocorsa berrebbe nel clog. Caffè. Quello che mi ha tenuto sveglio tutta la notte bevendone una moka da 6 dopo l’altra. Quel caffè che Alonso da “apparente stagista” portava da vincitore agli ingegneri Toyota al muretto di Le Mans due anni fa.
Caffè.
Che da allora fa tornare Fernado sulla Sarthe alla guida di una Renault di Formula 1 (la R.S.18 del 2018) con l’attuale livrea Alpine. Impressionante. Mai successo di vedere una monoposto del Circus a Le Mans.
Tornerà l’anno prossimo.
Così parlò l’asturiano di Oviedo.
Non solo per sfilare.
Caffè. Dopo pranzo. Chiedendomi se Elkann l’abbia bevuto prima del via. Tra le sue mani il peso della bandiera francese pare sia insostenibile da sorreggere. Partono sotto la pioggia e il suo sventolio. Tutti in fila dietro la Safety Car tranne l’Oreca di High Class col retrotreno sollevato, come un Barrichello qualunque a Magny Course… Tre giri così e mi viene in mente Monaco 2016 e lo polemiche che ne conseguirono per una partenza bagnata a Montecarlo. Stessa cosa. Ma a Le Mans quello stesso anno passò un’ora, in attesa che smettesse di piovere. Fortuna. Sono solo dieci minuti così, su 24 ore di gara.
Caffè, che James Glickenhaus sembra aver sorbito a litri. Settant’anni nel fisico, venti nello spirito. La macchina che ha voluto per Le Mans e porta il suo nome ha appena due corse alle spalle. Al microfono si presenta col suo texano nero in testa e una fascia rossa al braccio sinistro. Apparteneva a un meccanico Ferrari presente ai box di Le Mans nel 1967. Passione. Quella che nel Circus non vedo da una vita.
Caffè che fa vincere la Toyota, anche se, per una volta è quella sbagliata di Kobayashi-Lopez-Conway, gli eterni secondi. In testa dal primo giro senza mai mollare la vetta. Caffè al fiele, da destino crudele, che rigenera la carriera di Kubica, per levargli la vittoria a Le Mans al debutto in LMP2 all’ultimo giro, come in Toyota san fin troppo bene…, continuando a guidare un prototipo in una 24 ore come se le braccia funzionanti fossero ancora due. Caffè che tiene sveglio Coletta per tutta la corsa, vittorioso in entrambe le classi con le sue GT 488 di AF Corse.
Caffè.
Che non ho mai bevuto così amaro, nel vedere la 47 di Cetilar Racing andare distrutta dopo 8 ore di gara contro le barriere di Tertre Rouge.
Caffè.
A molti probabilmente il nome di Dominique Bastien non dirà nulla. Ma è un signore che a 75 anni ha deciso di correre a Le Mans, arrivandone per la seconda volta consecutiva al traguardo.
Sarà per questa fugace ragione che in me dopo un simile esempio, continua ad albergare il medesimo sentimento.
Nonostante tutto, questo luogo è ancora un mondo perfetto.
Chiamato Le Mans.