Cose turche.
Siamo tutti d’accordo sul fatto che un duello come quello tra Hamilton e Verstappen, piloti di scuderie diverse, non lo vedevamo da molti anni.
Per la Formula Uno in generale è un boost mica da poco.
A banale riprova di come l’equilibrio sia il sale della competizione.
A rendere più affascinante il tutto è la consapevolezza di assistere, anche, ad un conflitto generazionale.
Oserei persino aggiungere che quello tra Lewis e Max è, anche, un clash socio culturale.
Ma non voglio spingermi oltre.
Tre, dal mio insignificante punto di vista, sono gli elementi chiave della contesa.
Uno. I Mind Games. Cioè la capacità dell’uno e dell’altro di gestire la enorme pressione psicologica. Di sicuro Hamilton, nel bene e nel male, in materia è più esperto (il 2007, il 2008, il finale perdente con Rosberg). Ma Max, appunto, appartiene ad una distinta e distante generazione, non so quanto fastidio gli diano certe situazioni.
Due, andando sulla tecnologia: l’affidabilità. Se come proclama il noto virologo Helmut Marko la Mercedes dovesse sostituire la power unit del campione del mondo, beh, per Verstappen sarebbe un bonus mica da ridere. Però Mercedes, in altri finali di stagione meno sincopati ma comunque intensi, ha dimostrato di avere una consistenza, chiamiamola così, superiore alla media.
Tre, i terzi. Non solo Bottas e Perez, che hanno ovviamente obblighi aziendali. Penso a McLaren, che magari si mette di mezzo con quel Norris irresistibile e può sottrarre punti all’uno o all’altro. Mi piacerebbe ci fosse pure la Ferrari ad esercitare una interferenza, ma temo non ci siano le condizioni.
Vedremo e vedrete.