In attesa di vederlo tornare, perché sono quasi sicuro che un giorno tornerà nei Gp, dico subito che Fernando Alonso mi mancherà.
E sono sincero.
Mi mancherà non foss’altro perché ero a Melbourne nel 2001, quando debuttò con la Minardi e Giancarlo già lo paragonava a Senna. Lui era un ragazzino che non se la tirava per niente, aveva affidato il sito web ad un immigrato italiano in Australia, che curava quella cosa per puro hobby.
E c’ero a Budapest nel 2003 quando lo spagnolo emergente vinse la prima corsa in F1 con la Renault.
Il talento del pilota non è mai stato in discussione.
Non lo è nemmeno oggi che Fernando si dirige verso il sogno americano, continuando a correre in Toyota le competizioni stile Le Mans.
Dopo di che, ci sono alcune cose, del personaggio, che io non ho mai capito.
Che bisogno aveva, nel biennio iridato Renault contro la Ferrari di Schumi, ecco, che bisogno aveva di dire cose tanto pesanti sulla azienda di Maranello?
A cosa gli è servito, se non ad essere male accolto da tanti ferraristi dal 2010 in poi?
Come mai non chiese mai scusa per il suo diretto coinvolgimento nella Spy story del 2007? Le sue mail a De La Rosa erano devastanti! Non esisteva un dovere di lealtà? Per vincere vale tutto?
Non per me.
E male fece Montezemolo non ad assumerlo a Maranello (il campione, ripeto, non si discute) ma a non suggerirgli una magari sia pur ipocrita espressione di rincrescimento per quel passato che non passa.
Forse, ho anche pensato nei suoi 12 anni di digiuno iridato, forse c’è stata la nemesi del destino, in certe occasioni perdute (Abu Dhabi 2010), in certe scelte sbagliate (il ritorno in McLaren), in certe esternazioni di dubbio gusto (ma nel 2007 cosa gli costava riconoscere il talento del rookie Hamilton e più tardi i meriti veri di Vettel?).
Ecco questo Alonso non mi mancherà, come non è mancato per niente in Ferrari. Credo gli abbiano fatto difetto amici veri, in grado di correggerne gli errori.
Anche per questo ha vinto molto meno di quanto avrebbe potuto.
Rimpiango il campione, si.
Ma non è mai stato grande come Schumi, se non nell’immaginazione di chi poco capisce di corse e di piloti (mica pochi, eh).