Per fortuna sul Libro Nero del Destino il nome di Romain Grosjean ancora non era scritto.
Per fortuna Halo ha funzionato.
Per fortuna i soccorsi sono stati tempestivi e coraggiosi.
È stato un Miracolo, sì.
Poi ci sono le domande mie. Ingenue.
Che ci faceva lì un guard rail?
Può un guardrail bucarsi così, come un formaggio svizzero?
Perché la vettura si è spezzata?
Come si spiega il rogo?
Vengo poi alla interpretazione, come dire, filosofica.
Ha ragione Lewis Hamilton. Mai dimenticare cosa si cela dietro la copertina del romanzo chiamato Formula Uno.
È vero: rispetto ad epoche crudeli, il Circo a quattro ruote ha innalzato tantissimo i livelli di sicurezza. Investimenti enormi sono stati fatti per migliorare la resistenza e la solidità delle macchine, così come si è lavorato molto sulle piste. I sacrifici estremi di Roland Ratzenberger e di Ayrton Senna, nel remoto 1994, contribuirono ad accentuare la consapevolezza che di corse non si doveva morire. Da allora, i Gran Premi hanno preteso una vita, quella di Jules Bianchi. Sempre troppo, a scanso di equivoci.
In breve. Forse ci siamo abituati, noi guardoni da autodromo, al pensiero che il pericolo non frequenti più i circuiti. Ci siamo cullati nella ingenua convinzione che ormai la Formula Uno si sia trasformata in un innocuo video gioco. Perfetto per minorenni, come era Verstappen al debutto, e per tanti giovanissimi.
Non è così, non sarà mai così, non potrà mai essere così. Questo intendeva spiegare Hamilton, nel sollievo per lo scampato disastro di Grosjean: non sottovalutate il mestiere che facciamo, i nostri avi in pista venivano chiamati “i Cavalieri del Rischio”, tante cose per fortuna sono cambiate ma abbassare la guardia è proibito.
Ricordo bene, purtroppo, la leggerezza e la superficialità con le quali andammo incontro alle catastrofi di Imola94. Non mi sono mai perdonato, quel 30 aprile, di aver pensato che in fondo Roland era vittima anche di se stesso.
Ieri nel deserto non c’è scappato il morto, i soccorsi hanno funzionato ma mi aspetto una inchiesta severa e senza compiacenze.
Perché ormai lo so. Non sempre il Dio delle corse farà la grazia.