• Quella che vedremo domani per la prima volta è una Ferrari che viaggia a fari spenti (nella notte, eccetera, il mio caro amico Mogol è un genio).
    Comunque, sì viaggiare: prendila così, non possiamo farne un dramma.
    Ho già detto che non mi piace la dichiarata mancanza di ambizioni. Non è da Dna ferrarista, ecco.
    Prima o poi, da questo inferno rosa dovremo pur uscire. Nella mia ignoranza di vetero tifoso (probabilmente il mio papà, insieme a mia mamma chi lo sa, desideravano non me, ma un altro bambino), è pur sempre una questione di cellule.
    Sei la Ferrari, dunque l’interprete di un film. Ergo, nella consapevolezza dei limiti che hai, aver paura di innamorarsi troppo della vittoria non è una soluzione.
    Può andare bene per la Williams, che si è persa in una giornata uggiosa ormai decenni fa. O poteva andar bene per la McLaren, fin quando si è risvegliata.
    Non per noi.
    Ecco allora, senza esagerare, senza nessun dolore, che cosa mi aspetto dalla SF21.
    Amarsi un po’. Cioè mi aspetto una squadra unita, che sappia darsi l’obiettivo di una progressione continua, sia pure partendo presumibilmente da dietro.
    Con le mani sporche d’olio. Io rimango convinto che i meccanici di Maranello siano i migliori. Nella passata stagione non di rado ai box sono accadute , in fase di pit stop, cose non esemplari. Ecco, si può perdere in pista, ma nulla vieta di essere i migliori nel resto.
    Al cinema, adesso.
    Tutti concordano sul fatto che la SF21 non potrà battersi per il titolo.
    Va bene, anzi, va male.
    Ma vogliamo iniziare a scalare la collina dei ciliegi? Possiamo, dai giardini di marzo di Sakhir, immaginare, che ne so, un quarto posto nella classifica dei costruttori?
    Perché no? Ciò che ci serve è dare almeno il segnale di una inversione di tendenza. Fare capire che questo amore mio di provincia modenese, appunto la Ferrari, non è lì soltanto per fare numero.
    Dove arriva quel cespuglio di emozione che si chiama Leclerc? Io posso idealmente quasi sentire pensieri e parole del Principe di Monaco, così come pensieri e parole di Sainz.
    Ancora tu, ma non dovevamo vederci più? Questo dovranno borbottare gli avversari, ritrovandosi Carlitos e Carletto tra i piedi sul podio.
    Tu chiamale, se vuoi, emozioni.
    Ho scritto “emozioni”, sperando non si traduca in illusioni.