Per la disperazione dei più, torno a dare spazio alla Formula E. Con una premessa e una riflessione.

Premessa. Electro, l’autore di questi interventi, è un Cloggaro che ora lavora nell’area della mobilità elettrica. E io appoggio sempre, se posso, gli amici.

La riflessione. Può non piacere. A me non convince. Ma se davvero in un futuro non remoto le auto non andranno più a benzina o Diesel, che avvenire possiamo immaginare per le corse? Esisteranno motori termici solo per i Gp? Il vinile nella musica sta tornando di moda, ok, ma è una nicchia rispetto al cd di ieri e allo streaming di oggi. E se Bmw (che ha vinto subito), Audi, Nissan, DS, Mahindra o come si scrive e domani Mercedes e Porsche investono in questa Formula E, cosa sono, tutti fulminati (appunto, a proposito di batterie)?

Sono domande legittime. E intriganti.

E ora…

ELECTRO

Cari amici del Clog, buon Natale a tutti. Vi faccio subito una domanda: avete ceduto al pisolino pomeridiano, magari contando i V12 sfrecciare a Monza al posto delle proverbiali pecore, o avete lasciato da parte per un’ora la nostalgia dell’aspirato e vi siete affacciati tra le dune del deserto?

Qualunque sia la risposta, io vi capisco. Capisco il vostro scetticismo, capisco i vostri dubbi, capisco le vostre emozioni. Eppure le emozioni che portano a far albergare il malcontento in molti di voi sono le stesse che hanno spinto la Formula 1 per decenni. Il progresso tecnologico, la competizione, la voglia di creare qualcosa che possa un giorno avere impatti reali sulla vita di tutti. Non sarà facile e sarà un lungo processo mi direte voi, ma intanto cosa resterà di questi anni ‘10? Resta una serie che vuole svecchiare il concetto stesso di Motorsport, in un modo che ai puristi potrà far storcere inizialmente il naso, ma che ad un occhio attento potrà risultare ben più compatibile con il desiderio di portare le corse all’interesse di tutti.

Sfido chiunque, messi da parte i pregiudizi sul sound o sul talento dei piloti, a dire che la gara di oggi sia stata noiosa. Tanti sorpassi, ribaltoni al vertice, incidenti, safety car, rimonte e il gradino più alto del podio messo in discussione fino all’ultima curva. Che poi sono gli ingredienti che ognuno di noi cerca nelle corse: adrenalina, appartenenza, passione. L’arrivo delle nuove monoposto in questo senso aumenta di molto la godibilità delle gare, restituendo una sensazione di velocità degna di una vera vettura formula (ora ben più simile a quella a cui siamo abituati altrove) e regalando al contempo all’occhio forme avveniristiche che consentono una facile riconoscibilità.

Che vi abbia convinto o meno della bontà della qualità di quanto è andato in scena oggi, parliamo dell’aspetto più interessante che resta sempre quello sportivo: a spuntarla è stata la BMW, al suo debutto assoluto di categoria, che si è presa pole e vittoria con Antonio Felix da Costa, ex pilota GP3 e due volte vincitore di Macao in F3. A pensarci bene, gli inizi sfavillanti non sono una novità assoluta per la casa tedesca, nella storia recente il loro problema è stato più che altro stabilirsi al top: chiedere ad un certo Robert Kubica per conferme a riguardo. Successo comunque tutt’altro che facile per Da Costa, che ha dovuto difendersi dagli attacchi di Jean Eric Vergne fino all’ultimo giro: il francese si è confermato il più coriaceo della griglia, costretto a rimontare per ben due volte a causa di una penalità e comunque in lizza per la vittoria. A podio anche Jerome D’Ambrosio, ex Marussia e Lotus in F1, chiamato a sostituire “Quick Nick” Heidfeld in Mahindra.

Più complesso il sabato di Felipe Massa, iniziato con una qualifica bagnata che ha affrontato più in modalità Silverstone 2008 che in quella Interlagos 2008. Pur dalla 19esima posizione in griglia, il brasiliano non si è perso d’animo stabilendosi ben presto in zona punti. La giornata ben più da Paperino che da Gastone del nostro eroe era però appena iniziata, e dunque a rovinare i sogni di gloria di tutti i suoi tifosi ci ha pensato una penalità giunta a metà gara che lo ha costretto a ricominciare tutto da capo. La 14esima posizione finale è ben distante da quanto sperato, ma è sempre meglio della 17esima di Stoffel Vandoorne che rischia di esser finito dalla padella alla brace in una HWA (Mercedes) potenzialmente più acerba della McLaren Honda dei tempi che furono.

Dall’Arabia Saudita è tutto, Electro vi saluta!