1. Già ho raccontato, credo, l’emozione che provai percorrendo un giro del circuito di Spa a bordo di una vettura di serie giapponese.
    Era il 1991.
    La macchina era una Honda.
    Io occupavo il posto a lato del volante.
    L’autista si chiamava Ayrton Senna.
    Dimmi quando ricapita.
    Mai.
    Mi è venuta in mente questa frazione di memoria, irripetibile, perché domani a Spa si corre la 6 ore del Wec.
    C’è un’altra macchina giapponese alla Eau Rouge.
    C’è un altro gran pilota in pista.
    Fernando Alonso.
    Su Toyota.
    Ho avuto già modo di esprimere la mia ammirazione per il modo in cui lo spagnolo sta cercando di dare un senso, altrove!, al suo imbarazzante presente in Formula Uno.
    A me piacevano e piacciono i piloti multitasking.
    Alonso ha un po’ il limite, in stile Matteo Renzi, di non chiedersi mai come abbia fatto a ridursi così.
    Cioè, la colpa è sempre degli altri.
    Solo che non è così e la mancanza di autocritica genera frustrazione ulteriore.
    Ma, detto questo, sono sincero nel desiderare che Alonso vinca la 6 ore di Spa.
    Forse, tornando sul gradino più alto del podio, lui e i suoi sbadati consiglieri capiranno meglio cosa hanno buttato via, per troppo tempo.
    Al Wec di Spa partecipa anche Pastor Maldonado.
    Chi sa capire il senso delle cose, eh, magari comprende al volo.