C’ero anche io. A tentare di curare i sintomi. Di una malattia felicemente incurabile: la passione per la Ferrari. A dispetto di un presente che certo non può essere definito luminoso. Per tacere delle incertezze sul futuro prossimo venturo. Non è che abbia input incoraggianti sul campionato che verrà, tanto per essere chiaro.
Ma c’ero anche io. E insomma. Insomma, basta una limpida giornata di sole invernale e il tam tam del passaparola, oggi facilitato dai telefonini, si trasforma quasi in una…chiamata alle armi.
C’ero anche io, in un martedì da pandemia. C’ero, sul ponte dei sospiri. Sul ponte che permette di allungare lo sguardo sul circuito di Fiorano: dove, reduce dal Covid, Carletto Leclerc ha inaugurato un capitolo nuovo della sua carriera.
Ora, vedere bambini e vecchi con gli occhi puntati su una Rossa da Gran Premio vecchia di tre anni, quella del 2018, perché così esigono le ridicole norme della Fia presieduta da Jean Todt (un tizio che, sia detto tra parentesi, quando comandava in Ferrari se gli toglievi un giorno di test ti sparava…), ecco, dicevo, questo spettacolo della attesa di anziani e bimbetti vale come istantanea di un sentimento.
Lo sapete. La Rossa non vince il mondiale piloti dal 2007. Nel 2020 andava quasi più piano della ex Minardi, oggi Alpha Tauri. Anzi, i satelliti dei Bibitari hanno appena dichiarato di essere incavolati, perché nell’ultimo mondiale sono rimasti dietro il Cavallino trasformato in ronzino. Peggio: dal nitrito al raglio.
Eppure. Eppure, il popolo non ha perso la fede.
Seguivo pure io le evoluzioni di Leclerc e mi venivano in mente i giorni gloriosi di Lauda, di Villeneuve, ovviamente di Schumi. Mondi lontanissimi, dispersi nella memoria. Frammenti di galassie remote, già.
È cambiato tutto eppure non è cambiato niente, nello spirito della gente. E mi domandavo: ma chi governa oggi Maranello, dal presidente Elkann in giù, si rende conto della responsabilità che ha nei confronti di chi non abbandona il mito, la leggenda, la suggestione? Oppure contano solo i numeri della Borsa, le analisi finanziarie e bla bla bla?
Di sicuro, almeno questa è la mia impressione, a Carletto Leclerc non manca la consapevolezza di essere l’erede di una Storia, con la maiuscola. Immagino si sia divertito, nell’abitacolo della monoposto che fu di Vettel e di Raikkonen, nel 2018. Magari avrà pure pensato: ma come hanno fatto, i miei predecessori, a non vincere il mondiale con questa macchina qua? Ok, è una citazione, pare che una cosa del genere l’abbia detta Schumi, quando salì per la prima volta sulla Rossa che era stata di Berger e Alesi nel 1995. Nessuno sa se Michael pronunciò davvero quella frase, ma per la Ferrari vale la legge del finale del film di Ford su Liberty Valance, a Maranello come nel Far West tra la verità e la leggenda vince sempre la leggenda.
Eh, queste sono reminiscenze da antico cronista Rimba e mi perdonerete la nostalgia. Per stare invece alla attualità, domani con la stessa auto fa il suo debutto da ferrarista Carlitos Sainz, il nuovo alfiere del Cavallino.
Credo (ma anche temo) abbia bisogno di tanti, tanti auguri.