A volte i piccoli miracoli esistono ancora.

in tempi di e mail, un po’ sorprende ricevere una lettera tramite l’antica posta.

E figuratevi la mia emozione quando ho letto il contenuto della missiva.

Io sono un narratore.

Mi piacciono i racconti belli.

Quello che mi ha mandato un giovanotto poco più che ventenne è strepitoso.

Lui si chiama Stefano Chiarello.

Lo pubblico con gratitudine.

In fondo, sono un pitocco sentimentale.

Ma che ci faccio qui
Aspettando Spa e sognando Ferrari

Mi trovo ad una festa, in una villa molto bella e, a quanto pare, molto ricca. Non sono l’invitato speciale anzi, direi che sono l’ultimo pensiero dei festeggiati. Non mi sono imbucato ma poco ci manca. Quindi poco m’importa degli altri che ho intorno, vado a fare un giro, prendo una boccata d’aria.
Tranquillo del fatto che nessuno noterà la mia assenza, esco dalle scale principali della lussuosa dimora, mi inoltro nei giardini immensi e ben curati splendidi, pieni di fiori da me mai visti prima. Scendo le scale, sono rilassato, ho una birra fresca in mano e mi accendo una sigaretta; è agosto e con questo tramonto meraviglioso mi scivola addosso una brezza fresca conciliante questo momento.
Che ci faccio io qua? Non è posto per me, gente ricca, cibo in abbondanza, vanno in giro coi rolex, insomma mi sento totalmente fuori luogo; è che non avevo niente da fare ed un amico, più che amico conoscente, una di quelle persone esuberanti che corrono subito in fretta nei rapporti con gli altri, avete capito, mi ha chiesto se avevo voglia di accompagnarlo a questo matrimonio. Però ripeto io non mi ci trovo, neanche so chi si sposa cristo santo.
Beh comunque eccoci qua, sto scendendo le scale esterne e mi incammino intorno alla villa ed incomincio a pensare a come inventarmi una scusa per andar via. Mi ritrovo di fronte a quello che almeno io definirei il retro della villa e ci sono dei garage marroni tutti chiusi, sono tre. Subito il mio pensiero va ad immaginare che razza di auto ci sono all’interno, con tutto quello che gira solo in cucina…
Continuando a camminare vedo una porticina, quelle di ferro, vecchie, con la chiusura antica manuale a scorrimento. Poi con sorpresa scopro che è aperta.
Penso. Entro?
Forse è meglio tornare su, non rischiare, se ti vede qualcuno che succede?
Poi dico ma che torno a fare dagli altri? Sanno parlare solo di calcio e di politica ma stiamo scherzando!? Chi se ne frega io entro! Se qualcuno mi denuncia perde il suo tempo non ho una lira.
Vedo un paio di suv, un Freemont ed un Range Rover Sport ultimo modello, forse è l’SVR. Sì, è proprio quello. Huu c’è anche una Corvette. Una Z06, wow che spettacolo. Però, questi tipi hanno gusto, devono essere appassionati di motori anche loro.
Girandomi intorno, appoggiando i piedi come fossi sorretto da una lastra di cristallo, scopro qualcosa; è coperta da un telo, ah bè sì è una macchina. Deve essere o molto vecchia o molto di valore. Non è, diciamo, pronta ad uscire dai garage come le altre, no, è dietro, lontano da luce e passaggi per le persone, ha persino delle cianfrusaglie messe davanti.
Mi avvicino.
Però la forma della vettura si intravede; non sembra male: lunga, bassa, larga, con le curve sinuose… interessante.
Sono lì, ho un po’ di timore.
Non so se scoprirla o no. So per certo che alzerò il telo almeno per vedere il colore o capire di che si tratta.
Quando prendo in mano la punta del telo nei pressi dell’anteriore sinistra scopro, e li mi si pianta il cuore in gola, lo scudetto. È il cavallino di Baracca su sfondo Giallo Modena.
È una Ferrari.
Adesso non posso fermarmi e tiro via il telo.

Per piangere di fronte un’auto bisogna che sia accesa, però ci vado vicino perché la prima cosa che vedo sono tre prese d’aria a semicerchio in fondo al cofano. Il che vuol dire 250 GTO.

È proprio come la Formula Uno ad agosto: ti rendi conto, se sei appassionato ovviamente, di essere in una stagione che potenzialmente potrà essere una delle più belle della storia; c’è tradizione, c’è futuro, tecnologia, storia, passione, impegno… Ma è ferma e non puoi farci niente, proprio come con la 250 GTO. È troppo, non potrò mai guidarne una, non ci salirò mai – perché ovviamente ho provato ad aprire lo sportello – ed anzi, se mi trovano qui mi fanno un culo così.
Sento un fortissimo senso di appartenenza a questo mondo che però è così inavvicinabile.
A me viene da piangere quando vedo e sento un V12 Ferrari; non so sarà stato Schumi quando ero piccolo, sarà stato mio padre che mi ha portato a Monza che avevo 5 anni e mi ha detto: “Non ti azzardare a tapparti le orecchie, non avere paura guarda, ecco le Ferrari”-
Sarà stato il team radio in Malesia 2015 di Seb, che mi ha commosso e mi ha fatto riappassionare alla F1.
Non lo so veramente. Sono muto di fronte al massimo che posso trovare su quattro ruote. Forse sono anche un po’ disperato, pazienza.
-“Ma come fai ad amare una macchina? Lo sai quanto costa no? Tu fai il corriere e metti da parte i soldi per provare ad entrare in università, ed ammiri qualcuno che si compra una macchina di milioni di euro? Perché? Non ha senso!”-
A me del proprietario non frega niente, ma proprio niente, potrei solo complimentarmi per l’ottima scelta, ma porca troia quella non è una macchina. È una Ferrari.
Va bè, io mi incammino verso il primo paese per tornare a casa. Nessuno mi ha visto, meglio così. Che dire, speriamo passi in fretta il periodo da qui a Spa Francorchamps, dove rincominceremo a tifare e di lì a poco saremo sopra qualche albero Biassonese – scomodissimo, si vede un tubo, ma bello…-
E nel frattempo che fare?
Beh, continuiamo a sognare – un giorno o l’altro, arriverà il nostro momento.
Da un appassionato, un Ferrarista, un tifoso, un estimatore, un sognatore.
P.S. – R.I.P. Sergio

Stefano Chiarello – 11/08/18