Quando Sergio Marchionne varò l’operazione Alfa Sauber, gli chiesi quale fosse l’obiettivo immediato.
Eravamo a ridosso del Natale 2017.
Mi rispose: “Partiamo ultimi, diventare penultimi sarà il primo passo. Ma in prospettiva mi aspetto di più. Molto di più”.
Nel 2018, con Leclerc ed Ericsson al volante, Alfa Sauber ha chiuso all’ottavo posto il mondiale costruttori.
Meglio del previsto.
Ora Marchionne non c’è più ma quella sana idea resiste. Lo stesso passaggio in Svizzera di Simone Resta, per quanto opinabile (molto opinabile) nella tempistica, era il segnale di una continuità progettuale.
L’arrivo di KR7 e di Giovinazzi rappresenta una conferma ulteriore. Alfa Sauber è la cuginetta della Rossa: valorizzarla significa credere in una logica di sistema. Red Bull, per capirci, ha usato e sta usando Toro Rosso come un prezioso laboratorio sperimentale (vedi opzione Honda).
Insomma, Marchionne aveva ragione e vedremo se i suoi successori saranno in grado di sviluppare l’intuizione.
La nuova Alfa Sauber, così come pensata dagli italianissimi Resta e Furbatto, sarà presentata direttamente in pista a febbraio a Barcellona, in occasione dei test.
Immagino che molta attenzione sarà concentrata sugli effetti della nuova ala anteriore imposta dai regolamenti: la gestione dei flussi sarà presumibilmente la chiave del rendimento delle monoposto targate 2019.
Nei desideri di Raikkonen e Giovinazzi, c’è il sesto posto tra i costruttori, con non rare incursioni nel Q3 delle qualifiche.
Era quello che voleva Marchionne.
E anche chi, come me, è ferrarista doc non farà mancare simpatia alla Cuginetta.