Allora, ho partecipato anche io alla web conference della Signora in Rosso.
Cosa volete che vi dica?
Tutta l’Italia è tremendamente depressa causa pandemia.
E non sarà il Cavallino a tirarci su il morale.
Per bene che vada, sarà una Ferrari da…Europa League. Perdete ogni speranza o voi che entrate nel mondiale di Formula Uno targato 2021.
“È impensabile immaginare di raggiungere subito chi ci è stato tanto superiore un anno fa”, ha detto Mattia Binotto.
Ha ragione e io lo so e in fondo lo sappiamo tutti. Men che meno ho nostalgia per l’epoca delle smargiassate gratuite, ci mancherebbe.
Ma insomma!
Costa tanto dire una cosa tipo: puntiamo a vincere un paio di Gran Premi?
Leclerc e Sainz si sono adeguati. Ha spiegato Carletto: “Dobbiamo migliorare il sesto posto nella classifica costruttori”. Ha aggiunto Carlitos: “Sognare è bello ma non so se saremo subito da podio”.
Insomma, domina il realismo. In malinconico, epocale distacco con l’ambientazione della stessa web conference, la sala delle vittorie del museo di Maranello.
Il contrasto era stridente. Nel presente, il Cavallino nemmeno parla di successi a breve. Ancora Binotto: “Non vogliamo ripetere il 2020 e siamo proiettati sul 2022, quando l’intera Formula Uno ripartirà da zero, da un foglio bianco”.
Fatti più in là, fatti più in là, amooorrr (Sorella Bandiera).
Beninteso, è sacrosanta la consapevolezza del momento. Però, al tempo stesso, è quasi scoraggiante la mancanza, se non di ambizione, di un obiettivo a breve che possa restituire il sorriso ai fans, ai tifosi.
Conviene, allora, scommettere sull’entusiasmo che certo non manca a Leclerc e Sainz, dichiaratisi entrambi pronti persino a dare una mano sul progetto Le Mans 2023, se servirà (“Non sarò io ad occuparmene “, ha precisato Binotto).
Io non condivido questa messianica proiezione sul 2022, in tema Formula Uno.
Immagino che le energie positive siano rigorosamente tenute al riparo da qualunque speculazione.
È un approccio minimalista, di sicuro rispettabile.
Ma quanta malinconia, davvero.