Le Castellet.
La Formula 1 ci torna dopo 28 anni. L’ultima volta, nel 1990, io ero assente giustificato. Infatti, mi trovavo a Roma per raccontare la finale dei mondiali di calcio, quella vinta dalla Germania contro l’Argentina di Maradona grazie ad un discusso rigore.
Eppure, anche in quella curiosa situazione mi trovai felicemente costretto a scrivere della Ferrari. Lo feci dalla pancia dello stadio Olimpico E per una buona, anzi, ottima ragione. Lassù al Paul Ricard, Alain Prost aveva firmato la vittoria numero 100 della Rossa! E lo aveva fatto scavalcando nel finale Ivan Capelli, protagonista di quella che sarebbe rimasta la più bella gara della sua carriera.
Fisicamente, invece, avevo conosciuto l’allora teatro del Gran Premio di Francia dodici mesi prima.
Il mitico Ottantanove.
Stava per cadere il muro di Berlino e noi non lo sapevamo. Fu una gara molto divertente grazie a due personaggi che pur non ebbero modo di salire sul gradino più alto del podio.
Mansell, con la Ferrari, parti ultimo ma risali incredibilmente fino al secondo posto. Posso dire che fu in quella domenica che ci rendemmo conto di come il futuro appartenesse al cambio elettroattuato. Ce lo aveva solo la Rossa e si spaccava sempre, il trionfo inaugurale di Rio sembrava uno scherzo.
Di lì a poco la cloche sparì da tutte le monoposto.
L’altro eroe della gara francese si chiamava Giovanni Alesi. Era un mezzo picciotto di Sicilia. Un rookie. Con una Tyrrell, che mica era una astronave.
L’absolute beginner arrivò quarto.
A sera pensai: ecco uno che mi darà da scrivere.
Non mi sbagliavo, anche se di vittorie di Alesi ho potuto narrarne appena una.