Lasciatemi salutare un amico carissimo portato via da questo orrendo virus.
Nestore Morosini non è stato soltanto un grande cronista del Corriere della Sera.
Con la sua passione per le emozioni dello sport, dagli anni Settanta contribuì a rendere popolare la Formula Uno.
Nestore era un vulcano. Da Lauda a Schumacher, le sue righe erano lapilli, brandelli di polemica intelligente, lampi di intensa partecipazione.
Io ero un giovanotto e ricordo i suoi duelli in conferenza stampa con Enzo Ferrari. Volavano scudisciate reciproche, ma si capiva che il Drake gli voleva bene.
Ah, Morosini! Con quegli occhiali che non celavano uno sguardo furbo, la pretesa simpatica di avere sempre una notizia in più, l’innocente delirio che ci accomunava per l’Inter. E l’orgoglio che avvertivi quando ti raccontava i suoi scoop!
Tempo fa mi mandò un suo libriccino zeppo di memorie e non privo di rimpianti, inevitabili, per il tempo consumato.
Per me Nestore è stato come uno zio. Lo leggevo volentieri e ridere in sua compagnia era un piacere.
La Formula Uno gli deve tanto.
Io, anche.
Ciao, amico mio.