Una volta  Louis Camilleri mi disse: “Sai, al momento di decidere se accettare il ruolo di ad in Ferrari ho avuto appena due ore a disposizione…”

Ha fatto ancora prima ad andarsene.

Posso confermare che le ragioni sono personali, legate alle condizioni generali di una persona non più giovanissima. Non ci sono risse segrete da raccontare e sull’addio  i flop da Gran Premio non hanno inciso.

Ciò premesso, dirò qui e ora che mi dispiace. Mi spiego: sono tra quelli che pensano che la Ferrari rimpiangerà Camilleri. Nonostante il suo italiano claudicante, la mancanza dello charme del trascinatore, eccetera, Louis è ferrarista dentro. Ha vissuto di corse come uomo Marlboro. Gli si fa un torto spacciandolo per un estraneo alle emozioni della F1. Invece lui ne sa (è il suo ormai ex presidente, semmai, a non saperne).

Sia chiaro. Non scrivo queste cose perché tra noi si è creata una empatia che non sempre scatta tra un manager ricchissimo e un cronista vagamente rimbambito quale io sono. Mi fosse sembrato un babbeo, mi asterrei dal commento.

Lo scrivo perché Louis mi aveva dato l’impressione di avere compreso perfettamente le ragioni del declino Rosso in pista. Una storia che viene da lontano, ahimè. Non è stato lui ad allontanare da Maranello Costa, Allison, Sassi. Non è stato lui a creare le premesse della crisi, ecco.

Intuisco l’obiezione del lettore: ma se aveva capito, accidenti, perché le cose continuano a non funzionare, anzi, peggiorano? Perché Harry Potter ai box non esiste, esiste solo Binotto che somiglia ad Harry Potter e non è esattamente la stessa cosa.

Certo Camilleri, sempre stando alla F1, di soddisfazioni sportive, nell’arco del suo breve mandato, ne ha avute poche. Troppo poche.

Politicamente, ha chiuso un buon accordo sugli affari (la nuova Concordia). Ha condiviso la volontà di scommettere su Leclerc.

Aggiungo che un manager applica le linee dettate dagli azionisti di riferimento. E chi vuole intendere intenda.

Dopo di che, i manager passano, gli azionisti restano.

E talvolta è questo il problema.