33 anni fa, Ferragosto 1988, ci dissero che Enzo Ferrari aveva tagliato l’ultimo traguardo.
Da allora, miliardi di parole sono stati spesi e scritti sul suo conto.
Inevitabile, trattandosi di un grande italiano del Novecento.
Già ho detto come lo conobbi e non mi ripeterò.
A chi mi chiede cosa preferisco ricordare del Drake, rispondo così.
Era un uomo che non conosceva la resa.
Infatti, identificandosi nella passione per le corse, non smise mai.
Nemmeno nelle circostanze più cupe, certo tragicamente non paragonabili alle delusioni sportive nel presente del marchio Ferrari.
È questa tenacia irriducibile ad avere creato il mito, ad avere generato la leggenda.
Infine.
Infine, non prendete mai sul serio quelli che dichiarano: ah, Ferrari avrebbe fatto questo, avrebbe cacciato quello, si sarebbe ritirato (orrore! Gli attribuiscono anche questo) da questa Formula Uno.
Non bisognerebbe mai morire, per evitare ci attribuiscano pensieri che non avremmo mai avuto.