Il 18 febbraio di centoventi anni fa nasceva Enzo Ferrari.
E ad agosto saranno passati trent’anni dalla sua scomparsa.
Ne parlerò un po’ in questi giorni, aspettando le monoposto nuove (ormai ci siamo, eh. So che alcuni pensano, forse non a torto, che la pausa invernale sia troppo lunga, di sicuro se ci restituissero i test liberi o quasi non ci lamenteremmo).
Due cose per cominciare.
Mi sono sempre chiesto come Enzo avesse potuto intuire, nello sfascio lasciato dall’Italia fascista, come avesse potuto intuire, dicevo, che i figli e i nipoti dei contadini della sua terra sarebbero diventati i migliori ingegneri e meccanici del pianeta.
Allora a Maranello e dintorni in pratica erano tutti contadini.
Ero così curioso che lo chiesi direttamente a lui.
Mi rispose così: semplice, solo chi vive la fatica atroce del lavoro nei campi può realizzare il sogno della motorizzazione, che cambierà in meglio l’esistenza dei popoli.
Un Genio, con la maiuscola.
L’altra cosa riguarda la nostra amata Formula Uno.
Come mai Ferrari al volante di una sua monoposto da Gran Premio non ingaggio’  mai (unica eccezione, Fangio nel 1956: e pur vincendo tra loro finì’ a schifio) un già campione del mondo?
No Stewart, no Clark, no Hill padre, no Brabham. E nel finale no Prost o Piquet senior, nel 1986 aveva invece preso Mansell (che poi si tirò indietro), guarda caso non ancora campione.
E’ affascinante, come interrogativo.
Enzo Ferrari avrebbe ingaggiato Schumi, Alonso, Vettel?