Firenze, 30 settembre 2022 – Vince Mario Luzi con il post commemorativo del terribile attentato terroristico dell’11 settembre 2001, Le torri altere. 11 settembre con Mario Luzi: post che qui, com’è nostra tradizione, si ripubblica accompagnato dai vostri commenti (tantissimi!). Al secondo posto il post pasoliniano-callasiano con la stupenda poesia che Pasolini dedicò al grande soprano, cantante celeberrima all’epoca impegnata, com’è noto, nella sua Medea cinematografica: poesia poi raccolta dall’autore in Trasumanar e organizzar (Callas Day con Pier Paolo Pasolini).  Al terzo gradino del podio, alla pari, Marina Cvetaeva con Ogni casa mi è estranea. Marina Cvetaeva e Ugo Foscolo con Le sacre sponde. Ugo Foscolo.

Tra i commenti di questo mese dedicati alla poesia vincitrice scegliamo quelli di Giacomo Trinci, Arianna Capirossi e Isola Difederigo. Nell’ordine: “La poesia di Mario Luzi, accesa dal trauma e dalla speranza, conferma in questi versi della sua potente forza di linguaggio: parola che genera vita, vita che si genera nella parola. Da questo nesso giovanneo viene tutta la grande esperienza poetica di Luzi, che, attraverso il magma, riemerge, ritorna, integra vita, storia. In questi versi, l’alterigia delle torri e la barbarie del terrore sono attraversati dalla lama di una lingua che, distinguendo, comprende, nel segno di una carità, di una pietas che, per dirla con il grande Agostino, ama la conoscenza e conosce l’amore”; “La durezza degli avvenimenti si riverbera nelle aspre sonorità di ‘Contro le altere torri’: la poesia dipinge davanti agli occhi del lettore la scena d’orrore dell’11 settembre 2001 e invita alla riflessione sul futuro che ci aspetta, concludendo con l’interrogativa diretta ‘Come?’, colma di angoscia. L’allitterazione della liquida ‘r’, che caratterizza i soggetti del nefasto evento, gli ‘aerei’ e le ‘altere torri’, riecheggia lungo l’intero componimento in parole quali ‘contro’, ‘rancore’, ‘sorta di ebbrezza’, ‘morte’, ‘creature / sacrificali’, ‘tenebra’, ‘soverchiato, oppresso’ (attributi dell’animo). Tale allitterazione, associata al significato delle parole in cui ricorre, contribuisce a rievocare il carattere sinistro e lugubre del referente. La medesima figura sonora è presente in ’11 settembre’: anche qui parole quali ‘alterigia’, ‘torreggiare’, ‘crollo’ e ‘voragine’ risaltano nei versi, caratterizzandoli con i loro suoni ruvidi. La durezza si stempera nei versi finali, in particolare grazie alla rima ‘preghiera’ – ‘vera’, che impiega il suono della liquida per veicolare, in questo caso, un afflato di speranza. È così che dopo la cupezza di ‘frenesia di morte’ ed ‘estremo affronto’, il tono della poesia si risolleva, e il suono ‘r’ da ferale si muta in mite vibrazione di un’orazione di pace.”; “‘La mente vacilla, l’animo è soverchiato, oppresso. / Si preparano, forse sono già venuti tempi in cui sarà richiesto / agli uomini di essere altri da come noi siamo stati. Come?’. Pare di risentire il fraseggio dubitativo e interrogativo di ‘Nel magma’, all’ingresso della poesia luziana nel mondo della storia, chiamata d’ora in poi a testimoniare la ‘perenne alterità’ del reale all’insegna dell’angoscia ma anche della pietà. Il Luzi della sua ultima e straordinaria stagione è però anche il poeta capace di abbandoni a fiducie trasfiguranti nel perpetuo avvenimento della grazia, che trasformano torri altere in gigli, il ‘buio sangue’ di una drammatica vicenda umana nel sangue cristico dell’universale fratellanza”.

Ma originale e significativo anche il commento di framo: “‘Dopo il crollo e la voragine, dopo lo scempio’ altri crolli, altre voragini, altri e diversificati scempi si consumano ai danni degli ultimi edifici dalle fondamenta cadenti di una dimensione umana vistosamente in agonia. Sparati sui nomi dei caduti incisi ai bordi di fontane, esanimi fasci incorporei di altere luci al neon, a segnalare il perimetro lasciato vuoto dalle compiante Towers. Non fioriture di ‘gigli di umana preghiera’: steli ai raggi laser e immagini di luce artificiosa, inadatte a fare sentire l’uomo meno indifeso e solo, a riportarlo da un protervo ed estraneo suolo verso un più terso, inviolato cielo. Al calare e ricalare delle tenebre, oggi come allora, nei dintorni di Towers of Freedom, dentro e ben oltre i confini di Ground Zero, ‘luci ed estasi’ ben al di sotto del grado zero”.

Al mese prossimo, da domani, ogni giorno con nuovi autori e nuovi testi!

Marco Marchi

Le torri altere. 11 settembre con Mario Luzi

VEDI I VIDEO “11 settembre” , 11 settembre 2001. Parole e immagini per non dimenticare  , “Buio sangue”, poesie civili di Mario Luzi lette da Maria Cassi , Luzi sul Novecento, le parole e la storia , “Ab inferis”

VISITA IL SITO Premio “Firenze per Mario Luzi” 

Firenze, 11 settembre 2022 – Da sempre la poesia di Mario Luzi ha saputo coniugare terrestre e celeste, visibile ed invisibile: versi, i suoi, che riproducono in fogge mirabili – trascoloranti dallo sconcerto e lo sgomento alla letizia, dalle interrogazioni più drammaticamente dubitanti alla certezza – una dizione incircoscritta del mondo, dell’esistente.

La poesia «nell’opera del mondo»: nella natura come nel farsi storico degli eventi. Un’unica appartenenza intima e umanamente incaricata che dà voce, nel mistero, alla volontà dell’universo a vivere e rivivere attraverso la «trasformazione», il «mutamento», e insieme all’inverarsi di un senso, a quell’adempiersi insindacabile e segreto che costituisce la sua legge profonda.

Memoria e storia vengono così ad assumere in Luzi significati di assoluto rilievo, mentre il tema civile del superamento dell’insensatezza di un «buio sangue» della violenza e della distruzione sfocia e si propaga nel più diffuso afflato verso l’universa compiutezza del cosmo.

In entrambi i casi, partecipando e ricordando, la sua poesia «tende a»: canta costantemente, pur nella rigorosa spietatezza degli accertamenti e delle condanne, su accorate tonalità di esortazione invocante, spesso di fermo ammonimento e di richiamo, ma anche su registri di nitida contemplazione, di intatta e superiore fiducia in quel «magma» che sovrintende alle vicende dell’uomo e del mondo.

Ha scritto il poeta: «Dramma e enigma: provo a isolare queste due parole. Non so se possono davvero riassumermi ma certo vi riconosco molto di me. Il sentimento creaturale con la sua suscettibilità di fronte alle pene e alle offese non è meno forte del giudizio e del senso storico dell’ingiustizia».

Una dizione sconfinata e appassionata, che di necessità porta con sé il tema civile: un tema che  il ricordo orrendo dell’11 settembre 2001 recapita all’oggi, pone inevitabilmente all’attenzione. Ed è questa la cifra che vogliamo sottolineare, invitando a riconoscere in un’opera straordinaria come quella di Luzi tanti tragici eventi novecenteschi e di nuovo millennio: dalla Seconda guerra mondiale e i suoi orrori alla Guerra del Golfo poi ferocemente riaccesasi, da Praga al Vietnam, dall’assassinio Moro  alle stragi che hanno funestato la recente storia italiana, alle oltranze cruente e quasi inimmaginabili del terrorismo su scala mondiale .

Accadimenti con cui l’arte si incontra e si scontra, fornendo – proprio in questo suo umano non potersi sottrarre a necessità e insieme a un dono ricevuto prezioso come la parola – un’indicazione di valore etico ed educativo: una testimonianza e un pegno memoriale che valgono una continuità, un indirizzo, uno sguardo rivolto al futuro.

Il mondo è ancora insanguinato, il mondo è ancora al buio: «buio sangue». Ma «O anima del mondo / da tutto ferita, / da tutto risarcita…», risponde, perfettamente bilanciandosi tra sofferenza e ricompensa, dramma e speranza, un altro testo ad alta tenuta poetica che Mario Luzi ci ha lasciato (Durissimo silenzio, in Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini).

Marco Marchi

Contro le altere torri

Quegli aerei che si avventavano contro le altere torri,
quel volo a capofitto di vite umane contro altre vite…
L’anima di quel cataclisma era l’odio, un rancore antico
che si liberava come una sorta di ebbrezza… Era anche un
inno alla morte cantato nel sangue di migliaia di creature
sacrificali. E quello che per noi era tenebra per altri era luce ed estasi…
La mente vacilla, l’animo è soverchiato, oppresso.
Si preparano, forse sono già venuti tempi in cui sarà richiesto
agli uomini di essere altri da come noi siamo stati. Come?

11 settembre

Dimettete la vostra alterigia
sorelle di opulenza
gemelle di dominanza,
cessate di torreggiare
nel lutto e nel compianto
dopo il crollo e la voragine,
dopo lo scempio.
Vi ha una fede sanguinosa
in un attimo
ridotte a niente.
Sia umile e dolente,
non sia furibondo
lo strazio dell’ecatombe.

Si sono mescolati
in quella frenesia di morte
dell’estremo affronto i sangui,
l’arabo, l’ebreo,
il cristiano, l’indio.
E ora vi richiamerà
qualcuno ai vostri fasti.
Risorgete, risorgete,
non più torri, ma steli,
gigli di preghiera.
Avvenga per desiderio
di pace. Di pace vera.

Mario Luzi 

(in «La Nazione», 12 gennaio 2002)

I VOSTRI COMMENTI

Antonella Bottari
Mario Luzi e la “poesia civile”. Il dono della parola che vola alta, che si fa anima, contro gli orrori della temperie storica. Tutto in questi versi che leggiamo oggi, concorre al monito che si fa preghiera. Un uomo di fede e di speranza ci indica la giusta meta alla quale si è pervenuti dopo quel tragico mattino durante il quale, copioso, si è sparso il sangue degli innocenti. Steli di orgoglio, le due torri, manifestazione visibile del ” sogno americano” . Forza che si sgretola però perché postulato dalla materialità. Mai più dunque, torri gloriose, piuttosto steli votive che spalanchino le porte di quel Cielo di cui Egli è profetico mediatore, tra il sentimento di profondissima fede e la doglianza per le vite perdute. Ancora una volta il professor Marchi si fa memoria di una Voce, di una Parola, col suo scritto sapienzale e di ciò lo ringraziamo.

Antonietta Puri
Il poeta che ha sempre incarnato la spiritualità anche quando, in pieno ermetismo, ponendosi a distanza dalla storia e dalla realtà contingente, la esprimeva – lirico eccelso – più nell’elegante preziosismo formale che nella sostanza…, Mario Luzi, sempre e comunque uomo e poeta della concordia, della fiducia, della speranza, poteva non manifestare lo sdegno, il raccapriccio, lo sgomento di fronte a tanto immane tragedia? Luzi scrive questi versi che sono pianto accorato e monito vibrante, quando ormai la poesia è diventata per lui abbandono lirico, conseguente alla profonda meditazione sulla storia, sul tempo sull’eternità e sul mutamento; il suo sguardo si fa dunque, oltre che angosciato, compassionevole, eppure austero, ma fiducioso che questo male incredibile e imperscrutabile, questo male così spropositato, frutto della presunzione e dell’arroganza umana, possa trasfigurarsi, per mezzo della parola che volando alta nella poesia ridiscenda carica dello spirito divino, in una nuova presa di coscienza che restituisca ai popoli l’appartenenza comune all’umanità e un nuovo patto di fratellanza.

Maria Grazia Ferraris
Mettersi come uomo e come poeta al servizio delle grandi cause civili, etiche, dei grandi valori, comunicare e condividere “drammi ed enigmi”… certo è una caratteristica innegabile del poeta Luzi : saper coniugare il “terrestre col celeste”, la cronaca con la storia, la poesia col quotidiano.. ., l’ha dimostrato nelle sue raccolte maggiori fin dal lontano “Nel magma”, dove la geografia e la storia diventavano metafora e riuscivano ad interiorizzarsi, poesia.
L’immersione ultima nella tragedia della cronaca, quindi dell’occasionale, del quotidiano che ci frastorna ed inebetisce, e la domanda dubbiosa e carica di angoscia “forse sono già venuti tempi in cui sarà richiesto/ agli uomini di essere altri da come noi siamo stati. Come?” è davvero decisiva, inquietante, un superamento del pianto di rito, così come l’invito religioso della seconda lirica: “Risorgete, risorgete,/ non più torri, ma steli,/ gigli di preghiera./ Avvenga per desiderio/ di pace. Di pace vera” è un invito che nella forza della metafora si alza al metafisico…

Elisabetta Biondi della Sdriscia
Fin dagli esordi ermetici la poesia di Luzi è permeata d’inquieta e trepida ricerca di risposte all’enigma esistenziale e affronta, senza mai eluderli, i grandi temi civili e umani che la storia di volta in volta propone, cercando di penetrare nei meandri più cupi e tenebrosi dell’animo umano, proponendo, supplice, nuove intese e nuove possibilità di convivenza civile in nome di una comune umanità. La sua voce risuona, dunque, alta e forte nei momenti di maggior smarrimento della nostra vicenda di uomini del XXI secolo in quanto Luzi sente di avere, in quanto poeta, l’obbligo morale di farsi interprete dello smarrimento della società di fronte ad accadimenti sconvolgenti come terrorismo, attentati, stragi, nella consapevolezza che solo attraverso il rispetto e l’amore per l’uomo la nostra civiltà potrà trovare risposte ai grandi problemi della storia.

tristan 51
Che bello quando Luzi in un’intervista rilasciata per i suoi ottant’anni afferma che la poesia non è solo il sogno, ma anche il risveglio, e anche l’amaro risveglio! E che bello quando, a risarcimento dell’umano, con pari naturalezza ed intima convinzione, in un’altra intervista dice che la poesia è la vita al quadrato, la vita al massimo grado di intensità! Solo un grande poeta, del resto, avrebbe potuto immaginare due torri superbe e tragicamente devastate trasformate in “steli, / gigli di preghiera”.

Marco Capecchi
La poesia civile di Luzi raggiunge livelli di una profondità unica.

Isola Difederigo
“La mente vacilla, l’animo è soverchiato, oppresso. / Si preparano, forse sono già venuti tempi in cui sarà richiesto / agli uomini di essere altri da come noi siamo stati. Come?” Pare di risentire il fraseggio dubitativo e interrogativo di “Nel magma”, all’ingresso della poesia luziana nel mondo della storia, chiamata d’ora in poi a testimoniare la “perenne alterità” del reale all’insegna dell’angoscia ma anche della pietà. Il Luzi della sua ultima e straordinaria stagione è però anche il poeta capace di abbandoni a fiducie trasfiguranti nel perpetuo avvenimento della grazia, che trasformano torri altere in gigli, il “buio sangue” di una drammatica vicenda umana nel sangue cristico dell’universale fratellanza.

Arianna Capirossi
La durezza degli avvenimenti si riverbera nelle aspre sonorità di “Contro le altere torri”: la poesia dipinge davanti agli occhi del lettore la scena d’orrore dell’11 settembre 2001 e invita alla riflessione sul futuro che ci aspetta, concludendo con l’interrogativa diretta “Come?”, colma di angoscia. L’allitterazione della liquida “r”, che caratterizza i soggetti del nefasto evento, gli “aerei” e le “altere torri”, riecheggia lungo l’intero componimento in parole quali “contro”, “rancore”, “sorta di ebbrezza”, “morte”, “creature / sacrificali”, “tenebra”, “soverchiato, oppresso” (attributi dell’animo). Tale allitterazione, associata al significato delle parole in cui ricorre, contribuisce a rievocare il carattere sinistro e lugubre del referente. La medesima figura sonora è presente in “11 settembre”: anche qui parole quali “alterigia”, “torreggiare”, “crollo” e “voragine” risaltano nei versi, caratterizzandoli con i loro suoni ruvidi. La durezza si stempera nei versi finali, in particolare grazie alla rima “preghiera” – “vera”, che impiega il suono della liquida per veicolare, in questo caso, un afflato di speranza. È così che dopo la cupezza di “frenesia di morte” ed “estremo affronto”, il tono della poesia si risolleva, e il suono “r” da ferale si muta in mite vibrazione di un’orazione di pace.

Giamps

El Otro 11 de septiembre

Las satrapías
Pablo Neruda

Nixon, Frei y Pinochet
hasta hoy, hasta este amargo
mes de septiembre
del año 1973,
con Bordaberry, Garrastazú
y Banzer, hienas voraces
de nuestra historia, roedores
de las banderas conquistadas
con tanta sangre y tanto fuego,
encharcados en sus haciendas,
depredadores infernales,
sátrapas mil veces vendidos
y vendedores, azuzados
por los lobos de Nueva York,
máquinas hambrientas de dolores
manchadas en el sacrificio
de sus pueblos martirizados,
prostituidos mercaderes
del pan y del aire americano,
cenagales, verdugos, piara
de prostibularios caciques,
sin otra ley que la tortura
y el hambre azotada del pueblo.

I SATRAPI
L’ultima poesia di Pablo Neruda
Morto il 23 settembre 1973

Nixon, Frei e Pinochet
fino ad oggi, fino a questo amaro
mese di settembre
dell’anno 1973,
con Bordaberry, Garrastazu e Banzer,
iene voraci
della nostra storia, roditori
delle bandiere conquistate
con tanto sangue e tanto fuoco,
impantanati nei loro orticelli,
predatori infernali,
satrapi mille volte venduti
e traditori, eccitati
dai lupi di New York,
macchine affamate di sofferenze,
macchiate dal sacrificio
dei loro popoli martirizzati,
mercanti prostitute
del pane e dell’aria d’America,
fogne, boia, branco
di cacicchi di lupanare,
senza altra legge che la tortura
e la fame frustrata del popolo.

framo
“Dopo il crollo e la voragine, dopo lo scempio” altri crolli, altre voragini, altri e diversificati scempi si consumano ai danni degli ultimi edifici dalle fondamenta cadenti di una dimensione umana vistosamente in agonia. Sparati sui nomi dei caduti incisi ai bordi di fontane, esanimi fasci incorporei di altere luci al neon, a segnalare il perimetro lasciato vuoto dalle compiante Towers. Non fioriture di “gigli di umana preghiera”: steli ai raggi laser e immagini di luce artificiosa, inadatte a fare sentire l’uomo meno indifeso e solo, a riportarlo da un protervo ed estraneo suolo verso un più terso, inviolato cielo. Al calare e ricalare delle tenebre, oggi come allora, nei dintorni di Towers of Freedom, dentro e ben oltre i confini di Ground Zero, “luci ed estasi” ben al di sotto del grado zero.

Pietro Paolo Tarasco
Luzi dai suoi profondi occhi, dalle sue dolci e pacate parole, dai suoi lunghi silenzi di meditazione ed alcune volte di sconforto (ricordo il telegiornale che abbiamo ascoltato insieme a casa sua a Pienza il 21 Settembre del 2001, era ancora tutto dedicato “all’11 Settembre”). Immagini strazianti, io ero accanto a lui, eravamo soli. Lui scuoteva lentamente il capo, il volto si rabbuiò all’improvviso ed io, in quei momenti avevo molto imbarazzo nel rivolgergli anche lo sguardo. Pensavo a lui, alla sua sofferenza di un uomo che per una intera vita aveva comu senicato al mondo con sublimi parole di speranza e di pace. Il suo sconforto era grande.

Chiara Scidone
Ancora ricordo quando i programmi televisivi si interruppero, l’11 settembre del2001, per annunciare l’attacco delle torri gemelle a New York. Io stessa ho visitato il ground Zero, quella piazza, un vuoto enorme, un cimitero a cielo aperto. La tristezza e il dolore anche a distanza di anni sono sempre nell’aria. Questa poesia di Luzi ci aiuta a ricordare l’avvenuto invitandoci ad accantonare l’alterigia e a conseguire la pace, tutti insieme. Una poesia che ci porta ad avere speranza che disgrazie come questa non succedano più.

Maria Antonietta Rauti
Versi che ricordano l’orrenda strage “di migliaia di creature sacrificali”. Ne rimane il ricordo di chi oggi non riesce, come dicono in tanti, “a ricordare il prima”… Quella lastra, infinita e dura, conserva i nomi di quanti non ci sono più, affidandoli alla memoria, alla storia… Che strazio rivedere le immagini, pietose, di chi ha scelto di lanciarsi nel vuoto per sfuggirre all’inferno… “La mente vacilla” al pensiero degli orfani, delle mogli, delle madri vittime, allo stesso modo, di “una fede sanguinosa” .
Stupendi gli ultimi versi. Invocazione che si rende vita: “Risorgete non più torri, ma steli,/ gigli di preghiera”. Alle inanimate torri, il Poeta Luzi implora, con la parola, la volontà di rinascere steli di gigli, fiori candidi e fa, della Poesia stessa, vita infinita, immortale.

Giacomo Trinci
La poesia di Mario Luzi, accesa dal trauma e dalla speranza, conferma in questi versi della sua potente forza di linguaggio: parola che genera vita, vita che si genera nella parola. Da questo nesso giovanneo viene tutta la grande esperienza poetica di Luzi, che, attraverso il magma, riemerge, ritorna, integra vita, storia. In questi versi, l’alterigia delle torri e la barbarie del terrore sono attraversati dalla lama di una lingua che, distinguendo, comprende, nel segno di una carità, di una pietas che, per dirla con il grande Agostino, ama la conoscenza e conosce l’amore.

Damiano Malabaila
In questo Luzi civile, accoratamente impegnato, a dominare è, oltre la compassione (nel senso di comunione del dolore), un invito alla caritas e all’amore per il prossimo. Una straordinaria lezione di umanità…

Paolo Parrini
Il coraggio di scrivere di una strage infame perché perpetrata senza discernimento, uccidendo innocenti ignari.Il coraggio e la sublime Poesia di Luzi, che sonda l’animo umano e delinea netto il senso di un ritorno non di rancore, ma di pace.Risorgete steli invoca il Poeta e che sia di pace la, vostra nuova vita.Nella sua grandezza d’animo, egli tratteggia una realtà non monolitica, non assurge a scontati inni alla rivalsa.Tutt’altro… la sconfitta è della umanità tutta di fronte allo scempio, una umanità che Luzi incita ad assumere il ruolo dominante.Che sia d’amore la ricostruzione, che il sangue ebreo, indio ,arabo ,cristiano possano fondersi.Utopia? Non so, ma altro migliore eredità alle generazioni che verranno egli non avrebbe potuto lasciare.”Risorgete, risorgete,
non più torri, ma steli,
gigli di preghiera.”