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Firenze, 17 maggio 2022 – Un poeta russo grande, grandissimo: Osip Mandel’štam. Dopo avere inizialmente aderito al bolscevismo, Mandel’štam, seguendo le sue tendenze anticonformiste, poeticamente funzionali e qualificanti, criticò il sistema staliniano, fino alla pubblicazione nel novembre del 1933 del celebre Epigramma di Stalin. Questo gli procurò sei mesi dopo un arresto e un invio al confino sugli Urali, pena poi commutata in un soggiorno a Voronež.

Nuovamente arrestato fu condannato ai lavori forzati e trasferito in Siberia, nel gulag di Vtoraja rečka, un campo di transito presso Vladivostok, dove morì. Gli sono sopravvissute, grazie alla moglie, poesie straordinarie, che fanno di lui uno dei più importanti poeti del Novecento internazionale. Buona lettura e buoni ascolti!

Marco Marchi

Un fuoco sbanda

Un fuoco sbanda
la mia vita rinsecchita,
e ho messo da parte ormai la pietra,
decidendo di ispirarmi al legno.

E’ rustico e leggero:
dal tronco affiorano nel cuore
il tenero midollo
e i duri remi del pescatore.

Avanti, a lavorare pali,
e voi, bastoni, pensate a rivelare
il ligneo paradiso
di oggetti inaspettati.

Уничтожает пламень

Уничтожает пламень
Сухую жизнь мою,
И ныне я не камень,
Я дерево пою.

Оно легко и грубо,
Из одного куска
И сердцевина дуба,
И весла рыбака.

Bбивайте крепче сваи,
Стучите, молотки,
О деревянном рае,
Где вещи так легки.

Osip Mandel’štam

(1915; da La Pietra, seconda edizione 1916)